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Team beMail22 maggio 20194min565

Secondo uno studio condotto dal Baymard Institute, che tiene in conto i dati di 41 ricerche condotte dal 2012 ad oggi, il tasso di abbandono dei carrelli è del 69.57%. Questo significa che su 100 persone che fanno shopping online, solo 30 completano effettivamente l’acquisto. Cosa causa l’abbandono dei carrelli da parte dei clienti? Il Baymard Institute ha scovato tre motivi principali:
• pagamenti eccessivi (che influiscono per il 55%);
• l’obbligo di iscrizione per completare l’acquisto (che dissuade il 34% dei web-surfer);
• modalità d’acquisto troppo complessa e lunga (che impatta per il 26%).
Tuttavia, gli e-commerce di tutto il mondo hanno studiato un metodo molto valido per poter recuperare parte della clientela e convincerla a completare l’acquisto: le e-mail di recupero del carrello. Queste fungono da promemoria per gli utenti, i quali ricevono il messaggio nella loro posta elettronica se lasciano un carrello incompleto. È una sorta di “ultima spiaggia” alla quale gli e-commerce possono ricorrere per aumentare il tasso di conversione. E proprio perché è un’ultima occasione, deve essere sfruttata al massimo delle sue potenzialità.
Ecco quali consigli seguire per convincere i consumatori a investire il loro denaro nell’acquisto di prodotti.

Innanzitutto, per coinvolgere emotivamente l’utente e convincerlo ad acquistare devi farlo sentire parte di una famiglia, al centro del mondo. Questo vuol dire che le e-mail di recupero del carrello devono essere personalizzate.
Come si può personalizzare la mail? La cosa più scontata da fare (anche se non tutti ci pensano) è chiamare l’utente per nome, il quale deve essere inserito sia nell’oggetto che nel corpo del testo (l’utente deve pensare “l’azienda si riferisce proprio a me?”).
E se l’utente non è iscritto, non è impossibile recuperare alcune informazioni a suo riguardo: con il nostro servizio www.rematch.tech è possibile inviare email e sms di retargeting agli utenti anonimi che hanno abbandonato il carrello, sfruttando i cookie di navigazione.
Altro modo per convincere l’utente è curare il linguaggio, che deve essere umano, non robotico e quanto più targetizzato possibile: non sono ammessi errori di battitura, tag ben visibili o segni di punteggiatura mancanti, sinonimi di scarsa professionalità e poca attenzione al cliente.
Il corpo della mail deve contenere gli oggetti “abbandonati a se stessi” e le motivazioni – espresse con delicatezza – che spiegano il valore aggiunto del proprio e-commerce.

Infine, è opportuno lavorare su altri piccoli aspetti. Innanzitutto le tempistiche: invia il messaggio pochi minuti dopo e nei due giorni successivi all’abbandono del carrello, per dimostrare di aver “notato” l’assenza dell’utente. Inoltre, crea un design pulito e accattivante, che catturi l’attenzione del cliente, e cerca di incentivarlo a completare l’acquisto, offrendo sconti o offerte a tempo, oppure comunicando che sono rimasti gli ultimi pezzi di quel fantastico oggetto. Tutto ciò potrà aiutarti senza dubbio ad aumentare il tuo tasso di conversione.
Naturalmente se hai dubbi in merito alle e-mail per il recupero del carrello e vuoi altre informazioni non esitare a contattarci: siamo a tua completa disposizione!


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Team beMail1 febbraio 20193min802

Con l’approssimarsi di San Valentino conviene fare il punto sulle abitudini d’acquisto degli italiani e sulle possibili attività di segmentazione. Amata ma anche vituperata, la festa degli innamorati obbliga le aziende a ragionare sui segmenti, ovvero sui diversi profili di consumatore esistenti e sui loro comportamenti. L’indagine più affidabile circa la segmentazione del mercato italiano a San Valentino è quella condotta da Mastecard, basata sulle transazioni effettuate tra il 2014 e il 2017. Gli italiani sembrano prediligere le cene di coppia, insieme a viaggi e spettacoli. Tuttavia, aumentano anche gli omaggi floreali (+87% in 2 anni) e i gioielli (+23%). Secondo Circle gli uomini spendono in media 93 euro, mentre le donne 64. La fascia d’età più spendacciona? 35 – 44 anni, con una spesa media di 87 euro cadauno.

Leggendo i dati, appare evidente come a San Valentino la segmentazione sia fondamentale. A tal proposito, nessun canale di marketing riesce a segmentare l’audience meglio delle email. E i risultati sono evidenti: si calcola che i messaggi segmentati abbiano tassi di apertura superiori a quelli non segmentati del 14,3%, con percentuali di clic maggiori del 100,95%. E tutto ciò equivale al 760% di entrate in più. Ecco, quindi, le possibili segmentazioni in vista del 14 febbraio. L’attività migliore è la riattivazione delle proposte passate, che consiste nel contattare i clienti che già conoscono il brand e che sono soliti spendere in questo periodo dell’anno. Un’altra tecnica è puntare sugli indecisi. Lo strumento ideale è una guida dettagliata delle proposte dedicate a San Valentino, distinguendo tra uomini e donne.

Uno dei segmenti più importanti è quello composto dai clienti last minute. Il potenziale di conversione durante la settimana che precede la ricorrenza, infatti, è elevatissimo. E i cosiddetti “best customer”? Si tratta di un segmento trasversale e imprescindibile, costituito dai clienti migliori, cui dedicare offerte che ne premino la fedeltà. Per individuarli basta analizzare alcuni dati, tra cui frequenza d’acquisto e spesa media. Da non trascurare neanche il segmento del cross-selling. Di cosa stiamo parlando? Ogni brand, come è ovvio, preferisce vendere i prodotti più costosi e quegli articoli che portano ad un acquisto successivo, complementare al primo. Per realizzare questo segmento basta identificare i prodotti più venduti e le possibili correlazioni con quell’articolo (accessori, upgrade, etc). In tal caso potrebbe essere una buona idea promuovere gli acquisti congiunti tramite promozioni e coupon.

Se vuoi saperne di più e utilizzare la segmentazione in vista di San Valentino contattaci immediatamente!


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Team beMail21 dicembre 20184min935

I big data invadono quotidianamente anche i terminali di ognuno di noi. Un esempio del fenomeno può essere descritto analizzando le caselle mail: quante volte si viene contattati via mail da aziende che vogliono proporre i loro servizi o le loro informazioni? Sicuramente molte volte, e in alcuni casi nell’arco delle 24 ore si accumulano decine di messaggi di posta.
A questo punto, però, la domanda è un’altra: perché l’utente dovrebbe aprire proprio la mail di un preciso brand?
Ecco, quindi, la necessità di introdurre un terzo livello di lettura nella mail, che permetta di fare non solo una scrematura del mittente da cui proviene la mail e dell’oggetto della stessa, ma che consenta anche di avere una brevissima, ma efficace, anticipazione del contenuto. Questo terzo livello è chiamato email preheader, e il suo valore aggiunto è molte volte sconosciuto ai brand.

Per chi ha maggiore dimestichezza con il mondo legato ai motori di ricerca rispetto a quello delle email, si può paragonare l’email preheader alla meta tag description. Il principio è sempre lo stesso: il client della casella mail riserva pochi caratteri (spesso 100 o 110) in cui inserire il sunto estremo di tutto il contenuto della mail.
All’utente serve per selezionare quali sono i messaggi importanti e che, per lui, hanno un valore aggiunto, mentre all’azienda per convincerlo ad aprire la mail. In alcuni casi, addirittura, il preheader può essere la chiave di volta per aumentare la conversione. 
Non è difficile immaginarlo: se nella email si propone uno sconto e l’importo dello stesso è riportato nel preheader (utilizzando, ad esempio, il simbolo “€” per risparmiare sui caratteri e attirare l’attenzione), l’utente sarà certamente invogliato a cliccare. E lo stesso vale per le mail informative: il contenuto deve poter essere immediatamente comprensibile.
Non utilizzare questo strumento non solo è uno svantaggio, ma può in alcuni casi avere un effetto disastroso: a prescindere dalla scelta dell’azienda, all’utente verrà mostrata un’anteprima del contenuto. Se però l’email preheader non è stato studiato, il sistema vi inserirà le prime parole che trova, il che porta a un risultato di infima qualità e sinonimo di poca professionalità.

Per aumentare il tasso di apertura delle email e, con un po’ di fortuna, anche quello di conversione, è possibile agire con diversi strumenti.
Un’idea, ad esempio, può essere quella di introdurre delle emoticon nell’email preheader: il tocco di colore che questi simboli sono in grado di apportare focalizzano l’attenzione nel grigio e triste mare delle email.
Invece, cosa non bisogna mai fare? Non bisogna ripetere l’oggetto per non annoiare il lettore e perdere un’opportunità, e di certo non si deve mai riportare il tasto “unsubscrive” in questa preziosa parte del testo: si compierebbe, in questo caso, l’esatto opposto di quello che è il fine ultimo del marketing.

Per consigli a riguardo, non esitate a contattarci!


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Team beMail18 aprile 20183min1216

Una delle fonti più importanti di introiti per gli e-commerce deriva in realtà da un iniziale fallimento. Siamo forse impazziti? No, hai letto bene. A procurare maggior successo per uno shop online sono proprio quei carrelli virtuali che erano stati in precedenza abbandonati a se stessi, noti in gergo proprio come la categoria dei “carrelli abbandonati”. Infatti, è molto più facile che a portare a termine un acquisto siano le persone che l’avevano in precedenza già iniziato, piuttosto che attirare nuovi consumatori che devono familiriarizzare con il processo d’acquisto partendo da zero.
Ecco che diventa fondamentale impostare un’ottima strategia di retargeting su tutti i carrelli abbandonati, al fine di poter riconvertire nuovamente l’utente spingendolo all’acquisto grazie a promozioni o messaggi specifici.

Grazie a un’analisi accurata e preventiva dei carrelli abbandonati, è possibile impostare diverse strategie che vadano a cogliere nel segno, andando a ipotizzare quali potrebbero essere le offerte migliori nel caso qualcuno sia interessato a un dato prodotto e l’abbia poi abbandonato senza concludere l’acquisto.
Per poter strutturare il messaggio più adatto, vanno prima individuate le ragioni che possono aver portato alla creazione dei carrelli abbandonati. Tra le principali cause che si celano dietro a un carrello abbandonato, possono nascondersi davvero moltissimi aspetti.
Alcuni riguardano il processo di acquisto in sé, noto come customer journey, che a volte può subire qualche piccolo intoppo. Se è il tuo caso, allora non possiamo che consigliarti di monitorare e rivedere con attenzione il processo d’acquisto, controllando che non ci siano pezzi di codice che ne impediscono il funzionamento e verificando che esso risulti in generale il più fluido possibile.

Altre motivazioni che si nascondono dietro a un carrello abbandonato sono invece legate ad aspetti propri del consumatore. Ad esempio, un acquisto potrebbe essere stato iniziato in un momento e successivamente interrrotto a causa di fretta improvvisa o di qualcosa che è sopraggiunto. O ancora, se l’acquisto è da considerarsi di tipo impegnativo, non stupisce che possano accadere dei normali ripensamenti.
Questa situazione si verifica spesso nel caso degli e-commerce di viaggi, per cui il rischio è che l’utente stia considerando diverse mete, di fatto confondendo le idee dell’azienda, che ha necessità di impostare una strategia di retargeting piuttosto ampia basata sulle pagine visitate dal consumatore.
Ecco che in questo caso è ancor più importante affidarsi a un partner competente nel targeting e recupero dei carrelli abbandonati.


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Team beMail12 aprile 20183min597

Nonostante l’avvento di molteplici e nuovissimi canali per la comunicazione diretta, l’email marketing rimane ad oggi uno degli strumenti più efficaci per interagire con il proprio target di utenti attraverso la comunicazione con un database.
Perché? L’email permette di simulare una comunicazione one-to-one, quando in realtà offre all’azienda o all’agenzia che struttura la strategia di email marketing la praticità di una comunicazione one-to-many.
Un’ottima strategia di email marketing non può al giorno d’oggi fermarsi al semplice – ma cieco – invio di email, ma deve integrarsi con un’analisi più completa dell’utente, che permetta poi di effettuare un buon retargeting.
Lo studio del comportamento dell’utente nel Web è fondamentale per capire non solo la sua propensione all’acquisto, ma anche quelli che sono gli aspetti caratteriali e che compongono lo stile di vita.

L’aspetto della personalizzazione e l’illusione che la comunicazione sia rivolta esclusivamente a una persona sono divenuti sempre più importanti al giorno d’oggi.
Ecco che il retargeting svolge in questo senso un ruolo davvero fondamentale.
Grazie al retargeting è possibile seguire il comportamento del nostro utente, precedentemente inserito all’interno del database, per andare a comprendere in maniera più puntuale quelle che sono le sue inclinazioni.
Come funziona in sostanza il retargeting è perché è così importante, soprattutto se associato a una strategia di email marketing? Impostare il retargeting significa creare e implementare uno o più codici all’interno del proprio sito che permettono di tracciare e identificare la provenienza dell’utente nel momento in cui visita il sito.
Una volta che l’utente abbandona il sito, gli strumenti di retargeting più raffinati sono in grado di inviargli un’email – sia dinamica, sia statica – con il contenuto che si ritiene possa essere più puntuale in quel momento.

Grazie al retargeting, aumenta in maniera esponenziale la percezione di una comunicazione personalizzata, in quanto l’utente ha l’impressione che l’email che riceve in seguito alla visita del sito riescano a cogliere i suoi bisogni in maniera unica.
Il retargeting inoltre permette di effettuare strategie di cross-selling e di up-selling, con le quali è possibile proporre all’utente dei prodotti per i quali si ritiene che possa essere più incline all’acquisto.
Un buono strumento di retargeting è pensato per integrarsi agilmente con le principali piattaforme sia di email marketing, sia con quelle che si occupano di tracciamento, come ad esempio Google Tag Manager, DoubleClick e AdForm.


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Team beMail1 dicembre 20175min618

Tutto si costruisce sulla base di un database pieno di indirizzi mail e arricchito di informazioni sui comportamenti d’acquisto. È questo che ti consentirà di fidelizzare i visitatori del tuo eCommerce. In particolare quelli che si fanno un giro nel tuo e-store, cliccano su alcuni articoli per metterli nel carrello e poi abbandonano.
Abbandonano il tuo carrello, il tuo eCommerce e soprattutto abbandonano te.

Ma esistono degli strumenti e delle strategie, che consentono di unire gli sforzi dell’eCommerce e dell’Email Marketing per arrivare a recuperare anche chi lascia il carrello pieno prima di passare dalla cassa. Pensa che una buona strategia di remarketing consente di recuperare clienti e di alzare il tuo tasso di conversione fino al 18%. Su 100 email inviate, 21 vengono aperte e poco più di due lettori (2,56%) vanno a fare acquisti sul tuo sito. Ma per arrivare a queste cifre, devi dialogare con i tuoi utenti, proprio come già stai facendo sui social, sul tuo blog, sui forum.

Il dialogo sul tuo eCommerce deve basarsi su messaggi concisi, su proposte e rilanci, che possano far cambiare idea al visitatore, che sta lasciando il tuo e-store senza acquistare. È il caso delle Abandoned Cart Email, delle mail che entro 24 ore dalla visita del cliente, gli ricordano che aveva lasciato dei prodotti nel carrello. Esistono anche in una versione di durata superiore: per 3 o 5 giorni, riceverà dei reminder, che lo spingeranno a tornare al tuo eCommerce. Tasso medio di conversione del 2,63% e rapporto click / conversione di 21,78%: i migliori risultati del settore! Altri strumenti che, utilizzati in una strategia congiunta di Email Marketing e eCommerce, stanno dimostrando efficacia sono le Up-Sell Mail e le Cross-Sell Mail. A differenza delle A.C.E., queste mail vengono inviate a chi ha già effettuato un acquisto, proponendo un prodotto ulteriore.

Ve ne sono di almeno tre tipologie:
la prima mail è generica e parte dopo l’acquisto di un qualsiasi prodotto; la seconda mail suggerisce un prodotto all’interno della stessa categoria di quello appena comprato, o simile; la terza invece è abbinata alla ricevuta di acquisto. Si tratta, in quest’ultimo caso, di mail aperte nel 70% dei casi: una sorta di cavallo di Troia, da non lasciarsi sfuggire: offerte e sconti per il cliente o per gli amici, domanda di recensioni relativamente all’acquisto.
Un altro tipo di mail è quella che veicola offerte promozionali e per le quali la maggiore efficacia si ottiene segmentando il target dei clienti (in questo caso, già acquisiti), in base alle modalità con cui questi effettuano gli acquisti.

Il tuo compito sarà quello di individuare e creare le diverse categorie di clienti per accoppiarvi la giusta promozione; un’idea potrebbe essere quella di separare la clientela, tra coloro che spendono sul tuo sito delle cifre mediamente elevate, coloro che approfittano solo delle offerte e delle promozioni e coloro che puntano invece all’acquisto di un prodotto esclusivo, per il quale magari vogliono essere i primi, a prescindere dagli sconti. Per ognuna di queste categorie, la strategia di Email Marketing e di eCommerce deve essere tarata in maniera precisa.

Questa non può e non vuole essere una lista esaustiva di tutti gli strumenti a tua disposizione; vogliamo però ribadire ancora una volta quanto il tuo rapporto con il cliente (acquisito o potenziale che sia) debba essere fondamentale e trasversale alle strategie di Email Marketing e di eCommerce che adotterai per il tuo store online. Alla base, vi dovranno essere dei punti imprescindibili: la conoscenza degli utenti del sito, l’automazione del processo comunicativo, il raggiungimento delle caselle email (il maggior numero possibile) e l’integrazione del tuo personalissimo database (non solo con gli indirizzi, ma con tutti i dati a disposizione, in particolare i comportamenti d’acquisto).


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Team beMail25 maggio 20171min451

La pubblicità tradizionale (display) ha sicuramente delle limitazioni: non converte al meglio e spesso è difficile attribuire una conversione agli annunci display. Per questo gli inserzionisti preferiscono mostrare solo gli annunci coerenti per i propri utenti, in modo da veicolare traffico di qualità che porta a maggiori conversioni.

In questo entra in gioco il retargeting.