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Team beMail26 ottobre 20184min348

I digital marketing strategists sono tutti d’accordo: quello tra chatbot ed email è un connubio a dir poco perfetto.
Le email sono ancora oggi uno strumento di marketing incredibilmente efficace, come testimoniato ad esempio dal successo ottenuto da Amazon durante il PrimeDay dello scorso luglio grazie a questo mezzo di comunicazione.
Oltretutto si tratta di un elemento strategico molto conveniente in termini di “Return on Investment”, in quanto da 1 € investito se ne possono ricavare circa 35.
Ma l’ultimo target delle imprese è far sì che questo ROI, già molto conveniente, possa salire ancora di più, grazie alla potenziale sinergia tra chatbot ed email.
Anche se le email hanno una “presa” molto efficace sul cliente, è pur vero che inviarne troppe e in maniera incontrollata può risultare fastidioso e controproducente. E non si tratta di un evento tanto raro: sono molte, infatti, le aziende che cadono in questo errore, allontanando i clienti piuttosto che effettuare engagement.

L’unione tra chatbot ed email, invece, può avere esattamente l’effetto opposto. Innanzitutto, i chatbot sono software che sfruttano l’Intelligenza Artificiale e permettono all’utente di comunicare direttamente col sistema; in particolare quest’ultimo mima gli atteggiamenti umani, donando all’interlocutore la sensazione di parlare con una persona in carne ed ossa.
Ad oggi grandi e piccole aziende hanno integrato i chatbot nei propri portali e nelle leading pages, soprattutto in qualità di “assistente virtuale on-line”.
I vantaggi, per il consumatore, sono importanti. Al di là delle informazioni che i chatbot sono in grado di fornire in maniera istantanea, c’è anche da sottolineare il coinvolgimento dell’utente, il quale sarà non più invitato passivamente a compiere un’azione (mediante una semplice scritta), ma potrà reagire attivamente con il software, generando un’esperienza di navigazione intrigante.

E l’azienda cosa ci guadagna? Molto semplicemente, i chatbot sono in grado di cogliere numerose informazioni relative alle preferenze del cliente. In questo modo durante la navigazione dell’utente possono consigliare di svolgere una certa attività, salvare i progressi e ricordare al cliente della presenza del carrello d’acquisto. Ma, cosa più importante, i chatbot possono sfruttare tutte queste informazioni per inviare al cliente email riassuntive delle proprie attività (acquisti, pagine visitate, prodotti salvati tra i preferiti eccetera) o addirittura per consentire all’impresa di proporre messaggi di posta elettronica sempre più customizzati, e con offerte personalizzate e irrinunciabili.
Chatbot ed email non sono dunque destinati a combattersi, come alcuni ritengono, bensì a collaborare per creare una proposta di valore su misura del singolo cliente, il quale creerà con l’impresa un rapporto basato sullo scambio di valore profittevole e duraturo.
Se vuoi saperne di più e apprendere le ultime novità relative all’argomento, non esitare a contattarci!


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Team beMail21 settembre 20184min465

A luglio, le vendite online hanno fatto il pieno

A quanto pare, la maggior parte degli italiani preferisce acquistare su internet piuttosto che optare per i tradizionali canali di vendita. E’ questo in sostanza il resoconto che emerge dai dati Istat 2018. In riferimento al luglio del 2018, l’e-commerce ha vissuto una fase di boom nel Bel Paese, come testimoniato dal +13,6% rispetto al luglio del 2017.
A crescere sono solo le vendite online. Lo stesso segno positivo, però, non si registra nel commercio classico, come si evince dal -0,6% a livello complessivo e dal -1,8% sul totale dei volumi.

La fotografia dell’Istat

Come sottolineano i dati Istat se l’e-commerce in questo settimo mese dell’anno ha attraversato un boom vero e proprio con risultati al di fuori delle più rosee aspettative, il calo del commercio tradizionale ha come cause primarie sia il calo sostanzio delle vendite delle imprese attive su piccole superfici (-1,5%) che, seppur in minima parte, della leggera flessione della G.D.O. (-0,1%).

I dati della Camera di Commercio di Milano

Anche la Camera di Commercio di Milano evidenzia il boom che l’e-commerce ha avuto nel luglio del 2018. La fotografia che viene fuori è che sempre più italiani preferiscono acquistare online, perché specie nella stagione estiva tra saldi, sconti e promozioni, la possibilità di fiutare l’affare è decisamente alta. E non tutti i canali di vendita off-line propongono condizioni di acquisto così favorevoli, come invece si verifica sui più rinomati portali di e-commerce. Due sono i settori dove gli incrementi sono stati particolarmente sostanziosi: quello degli elettrodomestici e quello ICT.

I numeri parlano chiaro: +9% di crescita dell’e-commerce in Italia, rispetto ad un anno fa. Da notare che in un “Paese non per giovani” come in molti giornali stranieri hanno definito l’Italia, sono sempre di più gli imprenditori under 30 che sono attivi nel business online.

Non è però tutto oro quello che luccica: uno scenario piuttosto critico all’orizzonte. Esultare per questo risultato, senza ombra di dubbio positivo, potrebbe rivelarsi, tuttavia, alquanto azzardato. Il quadro dei consumi rimane piuttosto debole, anche per via di una crisi economica che, specie nel Belpaese, tuttora persiste. Avendo approfittato di condizioni agevolate d’acquisto sulle varie piattaforme, il mese di luglio potrebbe aver cannibalizzato le vendite in riferimento al terzo trimestre del 2018. Che molti italiani abbiano acquistato online in piena estate e che nella stagione autunnale contengano le spese è tutt’altro che un’ipotesi. In questo caso, anche il quarto ed ultimo trimestre, dove si punta sulle vendite natalizie, potrebbe risentirne negativamente. Lo stesso discorso, per ovvi motivi, è valevole anche per il PIL del 2019 e per le sue prospettive dei consumi.

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Team beMail10 agosto 20184min436

Giunti ormai ai quasi due terzi dell’anno in corso, è arrivato il momento di guardare i numeri che finora hanno contraddistinto il 2017, confrontandoli con quelli dell’anno precedente. Una prima analisi dell’andamento e dei trend risulta particolarmente utile per capire non solo lo stato dell’arte, ma anche la direzione che sta prendendo l’email marketing.

Per molto tempo abbiamo assistito a una crescita stabile e costante dei volumi di invio delle newsletter informative, che però nel 2017 hanno ceduto leggermente il passo a favore invece di quelle di tipo DEM (Direct email Marketing). Nonostante questa contrazione, che si registra nel numero di invii, si confermano comunque delle ottime performance sia a livello di apertura sia a livello di clic. Ciò evidenzia lo stato di salute di questo settore, che può vantare riconoscibilità, una calendarizzazione condivisa e forte personalizzazione dei contenuti.

Come è facile aspettarsi, le newsletter transazionali, ossia quelle legate comunque ad una notifica di cambiamento di stato o di aggiornamento dell’utente sono quelle che registrano le performance migliori, particolarmente nel B2C. Da notare sopratuttto come cresce la fruizione ripetuta dei contenuti transazionali. Queste comunicazioni, infatti, non sono più viste come semplici aggiornamenti, bensì come importantissime occasioni per il brand di migliorare la customer experience in generale. Esse sono sempre più al centro di strategie che vanno a posizionare contenuti importanti e offerte chiave proprio nelle mail transazionali, sfruttando il fatto che queste hanno un maggior tasso di apertura, per spingere invece il commerciale.

Per quanto riguarda infine il settore delle DEM, ossia delle email tradizionalmente di tipo commerciale, si può notare come a fronte di un incremento dei dati di aperture e lettori unici, non faccia però corrispondenza una pari crescita dei CTR. Questo denota quindi una mancata capitalizzazione delle aperture in corrispondenti clic, che celano azioni che l’utente, pur invitato a fare, non sembra intenzionato a compiere. Per far fronte a questo scenario e invertire dunque il senso di marcia è necessario lavorare ulteriormente sull’efficacia di copy, design e struttura dell’email, andando inoltre a migliorare la coerenza tra oggetto e corpo dell’email, in modo che le aspettative di chi la riceve non vengano disilluse.

Infine va notato come gli invii commerciali di newsletter B2C inviati da store on-line direttamente collegati alle piattaforme che permettono invii automatici registrino dei dati davvero rincuoranti. Si parla infatti di un 30% in più di lettori, 67% in più di clic e 22% in più della reattività (comprensibile tramite lettura del CTOR). Questi dati positivi indicano una migliore performance dovuta anche ad aspetti strutturali.


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Team beMail25 luglio 20184min1085

L’economia cinese è stata definita negli ultimi anni come un’”economia in via di sviluppo”, anche se al giorno d’oggi sembra che la sua crescita sia completa. Attualmente, infatti, l’economia cinese è quella con il maggiore tasso di crescita in tutto il mondo, oltre a poter contare su una base di utenti online che supera i 750 milioni di individui.
E c’è anche da considerare che gli utenti cinesi che effettuano acquisti online sono ormai estremamente abituati all’uso di tecnologie avanzatissime e quasi impensabili per gli occidentali, come ad esempio l’Intelligenza Artificiale.
In base a queste considerazioni, la domanda che tutti i potenziali ecommerce occidentali devono porsi è la seguente: c’è qualcosa che possiamo imparare dai lontani ma estremamente competitivi marketers cinesi?
La risposta è indubbiamente affermativa: le intuizioni dei cinesi, insieme alle loro risorse tecnologiche, possono rappresentare un validissimo aiutonello sviluppo degli ecommerce occidentali, permettendo di creare una strategia di marketing efficace e profittevole.

Ad esempio, gli ecommerce orientali sfruttano in modo molto efficace l’intelligenza artificiale per elaborare i dati in merito alla conoscenza del consumatore. Notoriamente, i dati che provengono dagli utenti che navigano online sono molto abbondanti, e diventa difficile discriminarli e analizzarli per elaborare un’offerta mirata. Grazie all’intelligenza artificiale, però, l’elaborazione di questi dati diventa molto più semplice, e direttamente nelle app è possibile proporre all’utente il prodotto giusto al momento giusto.
I marketers che sviluppano gli ecommerce cinesi hanno poi compreso l’importanza dell'”m-commerce”. È diventato quasi obsoleto (di già) parlare di e-commerce, perché la maggior parte degli acquisti adesso avviene da mobile. E i lungimiranti cinesi hanno imparato a sviluppare prima le piattaforme per mobile, e poi quelle per desktop (in modo del tutto opposto rispetto a quanto avviene alle nostre latitudini): in questo modo si limitano anche tutti i difetti dei siti non mobile friendly oppure non “responsive”.

Un’altra importante risorsa di cui i cinesi usufruiscono è il targeting geografico iperlocale. Il marketing, oggi, non si limita più a un’intera regione o a uno Stato, ma è sempre più mirata al consumatore, e alle specifiche condizioni ambientale in cui esso si trova. Sfruttando il targeting geografico iperlocale, il consumatore può essere oggetto di una campagna di marketing perfettamente su misura, e costruita anche in base alle condizioni ambientali.
Inoltre, gli ecommerce orientali stanno sviluppando delle complete partnership con imprese che elaborano dati sui consumatori (conducendo, ad esempio, casi studio o ricerche di marketing), rafforzate anche da risorse tecnologiche molto importanti.
Infine, in una strategia di marketing non si può trascurare la componente “social”. In Cina, il social network WeChat ha riscosso un enorme successo, ed è attualmente il mezzo di comunicazione social più grande. Le imprese sfruttano questo fenomeno per promuovere i propri ecommerce, offrendo tool specifici ai consumatori, che possono acquistare direttamente dalle chat. Intraprendere una strategia simile potrebbe essere incredibilmente proficuo anche per le aziende occidentali, in quanto anche i consumatori europei o statunitensi trascorrono molto tempo sui social di comunicazione diretta.


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Team beMail13 luglio 20184min134

Sta per avvicinarsi l’evento più importante dell’estate per gli appassionati di elettronica (e non solo): il Prime Day di Amazon. L’appuntamento per gli sconti è lunedì 16 luglio, e di certo il colosso statunitense non manca di farlo sapere in tutto il mondo.
La scelta promozionale di Amazon per far sì che i clienti conoscano l’evento prevede certamente l’invio di email quali strumento informativo, e in questo campo la scelta di Amazon rappresenta un vero successo. Secondo i dati registrati l’anno scorso da eDataSource, che studia il marketing via mail dei rivenditori, l’attenzione che i clienti hanno riportato nei confronti della posta elettronica inviata da Amazon è stata altissima, e quasi senza precedenti.
Da un punto di vista prettamente cronologico, sembra che la campagna pubblicitaria, iniziata in maniera intensa circa due settimane prima dell’evento, abbia avuto un successo crescente, che ha trovato il suo massimo nella posta inviata pochi giorni prima dello scadere del countdown.

Il successo è stato misurato principalmente sull’attenzione che gli utenti hanno destinato ai messaggi ricevuti.
Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, un volume di dati maggiore non corrisponde necessariamente a un successo crescente, anzi.
Questo aspetto è risultato particolarmente evidente anche con la stessa Amazon, che ha inviato in generale più di un miliardo di mail in giro per il mondo, raggiungendo un tasso di lettura variabile dal 15 al 30% (a seconda dei giorni); al contrario, mail dedicate al Prime Day mirate ai singoli consumatori hanno avuto un volume sensibilmente più basso, ma con un tasso di lettura in netta crescita, persino superiore al 50%.

Come si può spiegare questo incredibile successo di Amazon? Il merito principale è della grande customizzazione delle mail: i messaggi che il colosso statunitense invia si caratterizzano infatti per un’enorme personalizzazione, e questo elemento di primaria importanza fa sì che l’attenzione dei clienti sia massimizzata. La posta elettronica di Amazon risponde in maniera molto accurata a quelli che sono i bisogni del cliente, divenendo di fatto uno strumento di marketing dall’efficacia comprovata, se si tengono in considerazione anche i dati degli anni precedenti.
Il Prime Day, grazie anche agli strumenti utilizzati per persuadere i consumatori ad acquistare, si può dunque definire un vero e proprio trionfo ma, per la fortuna dei competitors, non solo per Amazon. Sembra infatti che durante il Prime Day anche le vendite di altri colossi americani (come nel caso di Walmart) registrino un’impennata non trascurabile. Ciò è indice del fatto che un evento di questa portata e con una promozione così studiata riesca ad accrescere l’attenzione dei clienti non solo verso Amazon, ma in direzione di tutto il settore delle vendite online. Walmart, Target e Kohl’s non possono fare altro che ringraziare.


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Team beMail20 giugno 20183min571

Circa i tre quarti delle aziende attualmente presenti sul mercato investono tempo e denaro nell’email marketing. Le aziende che utilizzano regolarmente questo sistema migliorano la propria brand identity e aumentano le vendite.

Secondo una recente e corposa ricerca condotta da Google, l’email marketing sarebbe definitivamente morto. Peccato che le statistiche sull’utilizzo dell’email come mezzo di promozione aziendale dica esattamente il contrario. Ci sono oltre 4 miliardi di account email in tutto il mondo e le aziende hanno più successo nel raggiungere i consumatori tramite e-mail rispetto ai social media: il 90% delle mail raggiunge la casella di posta del consumatore corretto ma solo il 2% dei follower di Facebook visualizza i post di un’azienda nel loro feed di notizie. L’email marketing, quindi, raggiunge i consumatori in modi molto diversi a seconda del mezzo che si utilizza.

Tra le aziende che partecipano all’e-mail marketing, la maggior parte invia email di marketing sia quotidianamente (32%) che settimanali (41%).
Le aziende inviano una varietà di e-mail ma gli aggiornamenti di prodotto/azienda (69%), e-mail promozionali (69%), newsletter (68%) e inviti agli eventi (65%) sono i più popolari.
La maggior parte delle aziende desidera crescere e mantenere la propria base di clienti (29%) o aumentare il coinvolgimento (22%): questi gli obiettivi più frequenti.
Le aziende, quindi, utilizzano pienamente l’e-mail marketing nella loro strategia di marketing complessiva. 

Le aziende ricorrono alle e-mail come strategia, perché fornisce risultati di successo e consente un maggiore controllo rispetto ad altre piattaforme. I consumatori devono iscriversi per essere inseriti in una mailing list, quindi la nostra e-mail raggiungerà solo coloro che sono effettivamente interessati al prodotto/servizio aziendale, diversamente dalla pubblicità sui social media che può raggiungere persone che non sono necessariamente in target. I clienti devono inserire i propri dati per ricevere e-mail, dimostrando un maggiore livello di interesse per l’azienda. Questo rende più facile la conversione rispetto ad altri canali .

Naturalmente molto importante è capire anche la frequenza con la quale inviare una newsletter. Generalmente i clienti desiderano ricevere e-mail nei diversi settori a frequenze diverse. È stato rilevato che il 37% delle aziende con più di 500 dipendenti invia quotidianamente e-mail di marketing, contro il 21% delle aziende con 101-500 impiegati. La tendenza delle grandi aziende a inviare più e-mail potrebbe essere dovuta alla loro più ampia base di clienti ma le imprese devono stare attente a non inviare e-mail troppo spesso. “Se hai qualcosa di importante da dire, invia un’email“, ha detto Ben Bradley, managing partner e direttore creativo dell’agenzia di marketing digitale Macon Raine. “Ma mandare troppe email è fastidioso. Le tue notizie importanti si perdono. Se credi che sarà utile per i tuoi clienti, inviala. Se sospetti che a loro possa non piacere, è meglio avere anche troppa cautela.”


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Team beMail9 gennaio 20185min507

L’intelligenza artificiale, che si tratti di strategie di email marketing o di altro, non è un fenomeno legato esclusivamente ad un futuro, prossimo o remoto che sia.
In realtà è già tra noi, anche se magari non ce ne rendiamo conto: non si presenta con scenari eccezionali, alla 2001, Odissea nello Spazio. Ma, certamente, la sua efficienza è in continuo e progressivo miglioramento e nei prossimi anni godremo di funzionalità oggi inimmaginabili. Del resto, fino a poco tempo fa, chi mai avrebbe scommesso sugli algoritmi che oggi consentono alle macchine di AI di apprendere dai dati che vengono loro forniti?

È il caso, per non fare che un esempio, del Rank Brain, un sistema di intelligenza artificiale: nel caso un utente digiti su di un motore di ricerca una parola specifica, la risposta sarà complessa e ampia, caratterizzata da una serie di informazioni aggiuntive legate alla parola di partenza. Questo sistema di machine learning fa sì che il computer risponda all’ultima domanda, analizzando anche le ricerche effettuate precedentemente. Ovvero, è in grado di imparare dall’esperienza passata, per meglio operare al presente e in futuro.

Anche nelle strategie di email marketing l’intervento dell’AI è fondamentale, soprattutto in una prospettiva futura. Ma tutto dovrà passare necessariamente per la raccolta del maggior numero di informazioni possibile e dalla loro analisi.Già oggi, è possibile personalizzare i contenuti e la grafica delle newsletter: in base alla segmentazione dei tuoi contatti, sei in grado di inviare loro il materiale cui siano veramente interessati, anziché spedire alla totalità della tua rubrica le stesse informazioni, uguali per tutti. Quindi, il processo è: raccolta informazioni, elaborazione contenuti differenziati, invio mail per segmenti. Come si diceva, i programmi di email marketing oggi a disposizione consentono al web marketer di lavorare in questo modo. Ma informatici e ingegneri stanno cercando di andare oltre. L’intervento umano infatti è ancora preponderante e imprescindibile, mentre l’obiettivo è quello di automatizzare ancora più tutte le fasi, riducendo al minimo l’operato dell’uomo.

Un altro passo nel senso dell’abbinamento di email marketing e AI è stato fatto con lo sviluppo di software in grado di realizzare da soli una campagna email. L’algoritmo in questo caso analizza le informazioni ricevute dagli utenti: non solo i tassi di apertura e quelli di lettura degli invii, ma anche (e qui sta il punto fondamentale) il linguaggio utilizzato nei commenti (feedback) dagli utenti che aprono le mail. Insomma, ancora machine learning: il software interpreta le reazioni, i sentimenti, le parole degli utenti e sulla base di questa interpretazione, sviluppa le campagne successive. Ovviamente, il programma ha la capacità di gestire tutto il processo: analisi dei commenti, ricerca di informazioni ulteriori, elaborazione dei contenuti, invio (ovviamente per segmenti di utenza) nei giorni e agli orari, in cui più alta è la probabilità di apertura e lettura. Per quel che riguarda il contenuto, questo software di email marketing e AI elabora tutti gli elementi: il titolo o oggetto della mail e il corpo (copy), entrambi scritti con linguaggio human friendly e con attenzione ai concetti fondamentali del brand; le call-to-action, scelte con cura tra tutte quelle a disposizione, optando per quella che meglio si adatti al singolo caso.

Se sei convinto che una macchina non possa superare in capacità di scrittura un uomo, ti lasciamo con due ultime brevi considerazioni. I test hanno mostrato da un lato un’efficacia di questo sistema definito zero spammy (nessuna mail è finita nella posta indesiderata), dall’altro una qualità migliore di quella dei testi scritti da “umani” nel 95% dei casi! Ti basta per deciderti ad adottare l’intelligenza artificiale per le tue campagne di email marketing?


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Team beMail13 marzo 20171min286

Nell’ottica di migliorare la qualità della piattaforma, da oggi beMail è certificata dalla CSA (Certified Senders Alliance), associazione tedesca che ha come obiettivo la lotta allo SPAM attraverso la certificazione di piattaforme in base ad alcuni requisiti qualitativi che passano attraverso la validazione degli ESP in modo da garantire un trattamento preferenziale in termini di deliverability, garantendo ulteriormente la consegna delle email inviate presso i principali fornitori di servizi internet quali ad esempio 1&1, AOL, Freenet, GMX, Mail.com, Yahoo, Web.de,1&1, Vodafone, etc.