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Team beMail15 febbraio 20193min988

Chi applica strategie di email marketing teme costantemente che le proprie mail finiscano nella cartella spam, o peggio, che non arrivino nemmeno a destinazione. Una paura legittima ma spesso infondata, motivata dalla cosiddetta deliverability, un’area che conserva il primato in termini di diffidenza e oscurità, in grado di generare timori che finiscono per dissolversi non appena si prende confidenza con questo aspetto. La deliverability non va confusa con il delivery rate (il tasso di recapito), che indica i messaggi giunti a destinazione in relazione al totale dei messaggi inviati. Una metrica semplice e facile da misurare quest’ultima, che ha il suo opposto nel bounce, ovvero la percentuale di mail rifiutate dagli Internet Service Provider (ISP). Al contrario, la deliverability corrisponde alla capacità della mail di evitare la cartella spam: pertanto, potremmo tradurre il termine con “recapitabilità”.

Con il tempo, gli ISP hanno perfezionato i propri algoritmi per riconoscere la rilevanza delle mail e decidere se destinarle alla cartella spam o meno. I fattori che fungono da indicatori di reputazione sono: il mittente e l’oggetto, il contenuto e la struttura della mail, l’autorità del dominio di provenienza, la frequenza dei messaggi provenienti da quell’indirizzo, la reattività dei contatti. Ma perché chi applica strategie di email marketing teme così tanto la deliverability? Il motivo è che danneggiarla è molto facile: bastano poche scelte sbagliate è la frittata è fatta. Ripristinarla, invece, è un processo delicato, che necessita di risorse economiche e competenze. Ottimizzare la deliverability (la “recapitabilità”) di un messaggio è una sorta di funnel di engagement (volendo fare un parallelo con il funnel di vendita) e per farlo bisogna ridurre i bounce.

In genere, i bounce tornano al mittente muniti di un codice di classificazione che permette di capire la natura del rifiuto da parte dei server (indirizzo vuoto, casella piena, etc.). Qualora a tali notifiche non dovessero seguire altrettante correzioni, allora l’ISP passerà al blocco dei recapiti. Ovviamente, una quota minima di mail non consegnate è fisiologica per ogni campagna, ma per “curare” quella che potrebbe diventare un’emergenza è fondamentale affidarsi ad un professionista che sappia gestire la situazione, adattando la gestione di ciascun bounce al singolo caso. Una gestione smart dei bounce può migliorare le prestazioni di ogni campagna email, sia in termini di risultati che nella creazione di un’esperienza positiva per il destinatario.

Se ti occorre qualcuno che gestisca i tuoi bounce e migliori i tassi di deliverability della tua campagna email, non esitare a contattarci!


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Team beMail25 gennaio 20194min698

La visualizzazione email promozionali che vengono inviate a ogni singolo utente per generare conversione è un aspetto di primaria importanza per ottenere successo e aumentare i propri introiti. Da qui, dunque, è chiaro che non è possibile commettere errori, soprattutto se si tratta di piccoli difetti di formattazione delle email che possono essere risolti semplicemente ma che – se presenti – pregiudicano gravemente l’esperienza dell’utente.
Il problema della scorretta visualizzazione email risiede principalmente nel profondo divario che differenzia i client di posta elettronica. Si tratta, in particolare, di limiti tecnologici che nessuno può superare (fatta eccezione, naturalmente, per il distributore del servizio).
Ad esempio, alcuni client non permettono la corretta visualizzazione delle gif, limitandosi al primo fotogramma; in altri casi, invece, è necessario ottimizzare il codice html allo scopo di evitare che il testo risulti troppo piccolo o il messaggio decentralizzato.
Ecco, quindi, quali sono i principali aspetti da tenere in considerazione per una corretta visualizzazione email per i principali client di posta elettronica.

Il client mail Apple iPhone non presenta particolari problemi (e questo lo rende il più utilizzato in assoluto): vi è il supporto per video e gif, ad esempio, così come per link e molto altro. Alcuni problemi potrebbero verificarsi, però, in caso di aggiornamento dei modelli di smartphone. In particolare, se l’azienda decide di rilasciare modelli di iPhone con uno schermo più grande, è bene correggere il codice html della propria email per ottimizzarne la visualizzazione.
Il limite più importante del client Gmail, soprattutto per le postazioni fisse, è invece l’obbligo per l’utente a cliccare su “Visualizza l’intero messaggio” per le mail con peso superiore a 102 kbyte. Questo aspetto può creare un disagio nel consumatore, che difficilmente sarà invogliato a leggere il contenuto del messaggio: per questo motivo, l’ideale è tenersi al di sotto di 102 kbyte, comprimendo i contenuti o inviando ai propri utenti Gmail lo stretto indispensabile. Inoltre, in alcuni casi l’utente non può osservare le immagini sullo sfondo, e da mobile il carattere viene aumentato in dimensioni del 50%, rendendo difficile la lettura.

Il terzo client più utilizzato in assoluto – soprattutto in ambito aziendale – è Outlook. Nonostante sia tra i più diffusi, il client presenta alcuni difetti: non supporta i contenuti gif, non accetta la suddivisione in paragrafi e aggiunge uno spazio inutile dopo le immagini. In fase di programmazione, dunque, è di primaria importanza tenere in considerazione questi limiti, allo scopo di creare una mail efficace e in grado di creare conversione.
In conclusione, per creare una mail che si adatti bene a tutti i client in maniera efficace e che al contempo mantenga la semplicità comunicativa che contraddistingue lo strumento, è bene seguire una semplice regola, ovvero “less is more”. Per maggiori dettagli o per qualche consiglio in più, non esitare a contattarci!


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Team beMail4 giugno 20185min879

Una delle strategie migliori per incrementare il business della tua attività è, come ben saprai, quella di utilizzare l’email marketing. Uno studio ha infatti evidenziato che per ogni dollaro investito in quest’attività il ritorno dell’investimento stimato è circa 38 volte tanto! Questo dato rappresenta solo una minima parte degli aspetti positivi. Ma come fare a diventare un ninja nella creazione delle newsletter?
Di seguito troverai alcuni esempi, che ti permetteranno di fornire un contributo significativo alla tua azienda, e alla vostra prossima newsletter.

Seafolly

Uno dei migliori esempi di e-mail marketing è l’utilizzo dei colori complementari (arancione e verde) che fa Seafolly. Questi, assieme all’immagine, hanno il compito di attirare il lettore nell’email di benvenuto, così da creare un legame con il brand. Molto semplici anche i menù di navigazione, che fanno atterrare direttamente sul sito.

Rip Curl

Un altro esempio interessante di email marketing è quello di Rip Curl, il marchio di abbigliamento da surf. I suoi punti di forza? L’unione tra semplicità ed immediatezza di copy, CTA e immagini.

Jaybird

Questo marchio, che commercializza componenti audio ad alta qualità come le cuffie bluetooth, ha creato una newsletter particolarmente accattivante, con in primo piano un pulsante di colore verde brillante, che invoglia immediatamente al click (e all’acquisto!)

Topshop

Anche Topshop si avvale di una campagna efficace di email marketing per migliorare le vendite dei suoi capi di abbigliamento. Le peculiarità del prodotto e la sua facile vestibilità sono messe in risalto dalla modella che compare nell’immagine e dai vari abbinamenti con altri capi. In mezzo alla mail e subito sotto allo slogan, campeggia la CTA: una posizione che facilita nettamente la possibilità di vendita del prodotto.

 

Sephora

Questo brand ha invece pensato di collegare la sua campagna di email marketing ad un concorso, mettendo però in evidenza, giusto sotto il banner dei premi, anche gli ultimi prodotti arrivati sul mercato, in modo da ingolosire l’occhio del lettore.

Adidas

Anche un marchio affermato a livello mondiale come Adidas ha pensato di ricorrere all’email marketing per promuovere le vendite dei suoi prodotti, utilizzando una leva come quella della semplicità e riconoscibilità delle tre bande del brand.

Birchbox

Birchbox ha pensato che il miglior modo per ottenere un ritorno proficuo potesse essere quello di ottimizzare al massimo le sue newsletter per i dispositivi mobili. In tal modo oltre il 50% delle email si sono tradotte in un comportamento d’acquisto.

 

 


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Team beMail15 maggio 20171min538

Una delle scelte fondamentali per chi fa business online (e non) è la scelta dell’ESP, ovvero dell’email service provider. Spesso questa scelta viene fatta senza le giuste basi di conoscenza e quindi può capitare di non esserne soddisfatti. La scelta deve difatti ricadere sul servizio migliore per il proprio business e non, come spesso capita, su quello meno peggio. Nel corso degli anni abbiamo incontrato vari clienti poco soddisfatti del loro ESP e abbiamo cercato di capirne i motivi.


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Team beMail13 marzo 20171min478

Nell’ottica di migliorare la qualità della piattaforma, da oggi beMail è certificata dalla CSA (Certified Senders Alliance), associazione tedesca che ha come obiettivo la lotta allo SPAM attraverso la certificazione di piattaforme in base ad alcuni requisiti qualitativi che passano attraverso la validazione degli ESP in modo da garantire un trattamento preferenziale in termini di deliverability, garantendo ulteriormente la consegna delle email inviate presso i principali fornitori di servizi internet quali ad esempio 1&1, AOL, Freenet, GMX, Mail.com, Yahoo, Web.de,1&1, Vodafone, etc.


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Team beMail14 febbraio 20171min493

In un mondo ideale ogni utente del vostro database dovrebbe aprire le vostre email, cliccare sui vostri contenuti ed essere interessato alle vostre offerte. Nella realtà però non è così: alcuni utenti che in precedenza si sono iscritti alla vostra newsletter o hanno lasciato l’indirizzo email a seguito di alcune campagne di acquisizione possono smettere di seguirvi, diventando di fatto utenti inattivi.

Come comportarsi con gli utenti inattivi del database? Conviene cancellarli o cercare di riattivarli?