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Team beMail22 marzo 20194min70

Chiunque operi nel mondo del web marketing sa che la CTA, sigla che sta per Call to Action, è un elemento indispensabile per aumentare il tasso di conversione e invitare i clienti ad acquistare un prodotto o ad usufruire di un servizio.
In molti casi la call to action è espressa sotto forma di testo, attraverso la sapiente scelta di parole che siano in grado di persuadere l’utente a fare quanto richiesto; tuttavia, tra gli strumenti più comunicativi vi sono ovviamente immagini e bottoni, in grado di attirare l’attenzione.
I pulsanti, in particolare, sono quelli che meritano un approfondimento ad hoc. Ecco, quindi, la guida perfetta in merito a come scegliere il colore della CTA.

Per la scelta del colore della CTA si possono seguire diverse strategie, tuttavia è bene ricordare una cosa in particolare: il tasto deve risaltare rispetto a tutto il resto. Deve essere ben visibile, e catturare l’attenzione dell’utente. Di certo, quindi, il colore del tasto deve contrastare con lo sfondo.
A questo punto, per la scelta della tonalità precisa si possono seguire differenti strategie. Una di queste prevede di adottare per la CTA la stessa tinta del logo dell’azienda, soprattutto se questo è a colori, e in particolar modo se la nuance è caratteristica del brand (come nel caso di Facebook, il cui logo ha una tinta facilmente riconoscibile). In questo caso, il colore della CTA è il punto di partenza, e sulla base di questo sarà necessario formulare il messaggio (l’email o la landing page), facendo in modo che il tasto risalti. Il pregio principale di questa strategia è certamente la brand identity comunicata al lettore finale.

Un’altra strategia – utile soprattutto per quei brand che non posseggono un logo particolarmente vivace – è quello di adattare volta per volta il colore della CTA al messaggio promozionale. Di certo è un lavoro più impegnativo, poiché richiede un’approfondita analisi della situazione, ma può portare a un tasso di conversione notevolmente elevato. Il colore della CTA, infatti, può essere selezionato in base alla stagione, al grado di divertimento che l’esperienza consigliata apporta o sulla base della coerenza col prodotto da vendere (ad esempio si utilizzano spesso colori caldi per la vendita di prodotti alimentari integrali).
Come scegliere, però, la perfetta nuance? Secondo alcuni studi sul gradimento dei colori da parte di uomini e donne, è emerso che il colore blu vince in maniera schiacciante su tutti gli altri.
Tuttavia, se tutte le CTA fossero blu, il web diverrebbe subito monotono, per cui il consiglio è di selezionare il colore adatto in base alla situazione e al messaggio che si vuole comunicare, considerando che solitamente il fucsia e il giallo sono associati al divertimento e alla vivacità, mentre castano, blu e nero a eleganza e raffinatezza.
Ovviamente, se desiderate ricevere ulteriori informazioni in merito alla psicologia del colore, non esitate a contattarci!


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Team beMail1 marzo 20193min436

Per profilare con successo le mail, è necessario raccogliere informazioni utili circa i destinatari. Ecco le opportunità cui le aziende possono affidarsi: profilazione unica, progressiva (diretta o indiretta), più qualche soluzione creativa. Detto questo, sfatiamo un mito duro a morire circa l’email marketing: “la quantità di destinatari presenti nel database è l’unico fattore chiave per il successo di una strategia”. Certo, la quantità è un fattore importante, ma ad essere determinante è la qualità del contenuto ed il suo livello di rilevanza. E come si fa a migliorare la rilevanza? Assecondando le esigenze, gli interessi e le preferenze del destinatario. Ecco, allora, che la profilazione corre in aiuto di chi decide di contattare i propri clienti tramite mail, poiché permette di convertire le informazioni raccolte in offerte e comunicazioni personalizzate.

Il valore delle mail personalizzate è enorme: queste hanno percentuali di conversione sei volte maggiori e tassi di click unici pari al 41% in più rispetto alle mail non personalizzate (Marketing Land). Ma cosa serve per svolgere al meglio questa attività? Prima di tutto organizzazione. Il passo iniziale è individuare le informazioni più importanti e la strategia per ottenerle. Quindi bisognerà essere creativi e sperimentare vari approcci. Gli alleati migliori? Landing page, editor drag & drop e centro preferenze. E le metodologie? L’approccio più ostico ma anche ambizioso è la profilazione unica, che consente di raccogliere buone quantità di informazioni attraverso form e questionari. Tuttavia, lo svantaggio di quest’approccio sta nell’elevato tasso di rifiuti. In ogni caso, non è consigliabile affidarsi ad un unico sistema.

La profilazione progressiva si suddivide in diretta e indiretta. Quest’ultima consiste nella creazione di categorie corrispondenti a un determinato interesse. Le domande non sono esplicite, ma i dati scaturiscono dalle scelte dell’utente. La profilazione diretta, invece, si basa su domande esplicite alle quali è possibile rispondere con un click. Gli strumenti usati sono survey e form: la survey può essere racchiusa nella mail, in un tasto di call-to-action o in una landing page. L’errore da evitare è indirizzare il destinatario su una pagina che richiede l’accesso tramite indirizzo email: un percorso tortuoso, che produce tassi di risposta esigui. È possibile sfruttare anche l’email di benvenuto, che possiede ottimi tassi di apertura, e quella di disiscrizione, che è un’opportunità per limitare il churn rate. In questo caso, alcuni danno la possibilità all’interessato di rimodulare le preferenze e la frequenza di invio delle mail.

E tu, hai intenzione di profilare le mail e migliorare i risultati della tua strategia? Contattaci e ti offriremo il supporto di cui hai bisogno!


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Team beMail15 febbraio 20193min576

Chi applica strategie di email marketing teme costantemente che le proprie mail finiscano nella cartella spam, o peggio, che non arrivino nemmeno a destinazione. Una paura legittima ma spesso infondata, motivata dalla cosiddetta deliverability, un’area che conserva il primato in termini di diffidenza e oscurità, in grado di generare timori che finiscono per dissolversi non appena si prende confidenza con questo aspetto. La deliverability non va confusa con il delivery rate (il tasso di recapito), che indica i messaggi giunti a destinazione in relazione al totale dei messaggi inviati. Una metrica semplice e facile da misurare quest’ultima, che ha il suo opposto nel bounce, ovvero la percentuale di mail rifiutate dagli Internet Service Provider (ISP). Al contrario, la deliverability corrisponde alla capacità della mail di evitare la cartella spam: pertanto, potremmo tradurre il termine con “recapitabilità”.

Con il tempo, gli ISP hanno perfezionato i propri algoritmi per riconoscere la rilevanza delle mail e decidere se destinarle alla cartella spam o meno. I fattori che fungono da indicatori di reputazione sono: il mittente e l’oggetto, il contenuto e la struttura della mail, l’autorità del dominio di provenienza, la frequenza dei messaggi provenienti da quell’indirizzo, la reattività dei contatti. Ma perché chi applica strategie di email marketing teme così tanto la deliverability? Il motivo è che danneggiarla è molto facile: bastano poche scelte sbagliate è la frittata è fatta. Ripristinarla, invece, è un processo delicato, che necessita di risorse economiche e competenze. Ottimizzare la deliverability (la “recapitabilità”) di un messaggio è una sorta di funnel di engagement (volendo fare un parallelo con il funnel di vendita) e per farlo bisogna ridurre i bounce.

In genere, i bounce tornano al mittente muniti di un codice di classificazione che permette di capire la natura del rifiuto da parte dei server (indirizzo vuoto, casella piena, etc.). Qualora a tali notifiche non dovessero seguire altrettante correzioni, allora l’ISP passerà al blocco dei recapiti. Ovviamente, una quota minima di mail non consegnate è fisiologica per ogni campagna, ma per “curare” quella che potrebbe diventare un’emergenza è fondamentale affidarsi ad un professionista che sappia gestire la situazione, adattando la gestione di ciascun bounce al singolo caso. Una gestione smart dei bounce può migliorare le prestazioni di ogni campagna email, sia in termini di risultati che nella creazione di un’esperienza positiva per il destinatario.

Se ti occorre qualcuno che gestisca i tuoi bounce e migliori i tassi di deliverability della tua campagna email, non esitare a contattarci!


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Team beMail1 febbraio 20193min576

Con l’approssimarsi di San Valentino conviene fare il punto sulle abitudini d’acquisto degli italiani e sulle possibili attività di segmentazione. Amata ma anche vituperata, la festa degli innamorati obbliga le aziende a ragionare sui segmenti, ovvero sui diversi profili di consumatore esistenti e sui loro comportamenti. L’indagine più affidabile circa la segmentazione del mercato italiano a San Valentino è quella condotta da Mastecard, basata sulle transazioni effettuate tra il 2014 e il 2017. Gli italiani sembrano prediligere le cene di coppia, insieme a viaggi e spettacoli. Tuttavia, aumentano anche gli omaggi floreali (+87% in 2 anni) e i gioielli (+23%). Secondo Circle gli uomini spendono in media 93 euro, mentre le donne 64. La fascia d’età più spendacciona? 35 – 44 anni, con una spesa media di 87 euro cadauno.

Leggendo i dati, appare evidente come a San Valentino la segmentazione sia fondamentale. A tal proposito, nessun canale di marketing riesce a segmentare l’audience meglio delle email. E i risultati sono evidenti: si calcola che i messaggi segmentati abbiano tassi di apertura superiori a quelli non segmentati del 14,3%, con percentuali di clic maggiori del 100,95%. E tutto ciò equivale al 760% di entrate in più. Ecco, quindi, le possibili segmentazioni in vista del 14 febbraio. L’attività migliore è la riattivazione delle proposte passate, che consiste nel contattare i clienti che già conoscono il brand e che sono soliti spendere in questo periodo dell’anno. Un’altra tecnica è puntare sugli indecisi. Lo strumento ideale è una guida dettagliata delle proposte dedicate a San Valentino, distinguendo tra uomini e donne.

Uno dei segmenti più importanti è quello composto dai clienti last minute. Il potenziale di conversione durante la settimana che precede la ricorrenza, infatti, è elevatissimo. E i cosiddetti “best customer”? Si tratta di un segmento trasversale e imprescindibile, costituito dai clienti migliori, cui dedicare offerte che ne premino la fedeltà. Per individuarli basta analizzare alcuni dati, tra cui frequenza d’acquisto e spesa media. Da non trascurare neanche il segmento del cross-selling. Di cosa stiamo parlando? Ogni brand, come è ovvio, preferisce vendere i prodotti più costosi e quegli articoli che portano ad un acquisto successivo, complementare al primo. Per realizzare questo segmento basta identificare i prodotti più venduti e le possibili correlazioni con quell’articolo (accessori, upgrade, etc). In tal caso potrebbe essere una buona idea promuovere gli acquisti congiunti tramite promozioni e coupon.

Se vuoi saperne di più e utilizzare la segmentazione in vista di San Valentino contattaci immediatamente!


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Team beMail25 gennaio 20194min500

La visualizzazione email promozionali che vengono inviate a ogni singolo utente per generare conversione è un aspetto di primaria importanza per ottenere successo e aumentare i propri introiti. Da qui, dunque, è chiaro che non è possibile commettere errori, soprattutto se si tratta di piccoli difetti di formattazione delle email che possono essere risolti semplicemente ma che – se presenti – pregiudicano gravemente l’esperienza dell’utente.
Il problema della scorretta visualizzazione email risiede principalmente nel profondo divario che differenzia i client di posta elettronica. Si tratta, in particolare, di limiti tecnologici che nessuno può superare (fatta eccezione, naturalmente, per il distributore del servizio).
Ad esempio, alcuni client non permettono la corretta visualizzazione delle gif, limitandosi al primo fotogramma; in altri casi, invece, è necessario ottimizzare il codice html allo scopo di evitare che il testo risulti troppo piccolo o il messaggio decentralizzato.
Ecco, quindi, quali sono i principali aspetti da tenere in considerazione per una corretta visualizzazione email per i principali client di posta elettronica.

Il client mail Apple iPhone non presenta particolari problemi (e questo lo rende il più utilizzato in assoluto): vi è il supporto per video e gif, ad esempio, così come per link e molto altro. Alcuni problemi potrebbero verificarsi, però, in caso di aggiornamento dei modelli di smartphone. In particolare, se l’azienda decide di rilasciare modelli di iPhone con uno schermo più grande, è bene correggere il codice html della propria email per ottimizzarne la visualizzazione.
Il limite più importante del client Gmail, soprattutto per le postazioni fisse, è invece l’obbligo per l’utente a cliccare su “Visualizza l’intero messaggio” per le mail con peso superiore a 102 kbyte. Questo aspetto può creare un disagio nel consumatore, che difficilmente sarà invogliato a leggere il contenuto del messaggio: per questo motivo, l’ideale è tenersi al di sotto di 102 kbyte, comprimendo i contenuti o inviando ai propri utenti Gmail lo stretto indispensabile. Inoltre, in alcuni casi l’utente non può osservare le immagini sullo sfondo, e da mobile il carattere viene aumentato in dimensioni del 50%, rendendo difficile la lettura.

Il terzo client più utilizzato in assoluto – soprattutto in ambito aziendale – è Outlook. Nonostante sia tra i più diffusi, il client presenta alcuni difetti: non supporta i contenuti gif, non accetta la suddivisione in paragrafi e aggiunge uno spazio inutile dopo le immagini. In fase di programmazione, dunque, è di primaria importanza tenere in considerazione questi limiti, allo scopo di creare una mail efficace e in grado di creare conversione.
In conclusione, per creare una mail che si adatti bene a tutti i client in maniera efficace e che al contempo mantenga la semplicità comunicativa che contraddistingue lo strumento, è bene seguire una semplice regola, ovvero “less is more”. Per maggiori dettagli o per qualche consiglio in più, non esitare a contattarci!


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Team beMail18 gennaio 20194min389
Prima di procedere con il definire le strategie più adatte per creare un adeguato email marketing funnel, è necessario indirizzare l’attenzione verso questo termine poco conosciuto e, apparentemente, incomprensibile. “Funnel”, letteralmente, vuol dire “imbuto”, e il marketing ha l’obiettivo di selezionare, attraverso questo imbuto, solo gli utenti veramente interessati ad acquistare (aumentando notevolmente il tasso di conversione).
Naturalmente, non si utilizza un vero e proprio imbuto gigante, ma più semplicemente una serie di strumenti sequenziali con il preciso obiettivo di attirare l’attenzione di utenti generici e gradualmente favorire l’allontanamento spontaneo di quelli poco interessati, focalizzando l’attenzione su quelli potenzialmente più fedeli (e profittevoli).Ma come procedere nel creare un vero e proprio funnel? Prima ancora di adoperare l’email marketing funnel – che prevede un contatto più intimo e privato con il consumatore – serve attirare l’attenzione e generare traffico. Per raggiungere questo scopo, dopo aver proposto informazioni sul web (mediante blog o pagine social) si deve offrire qualcosa in cambio, per cui la soluzione più indicata è quella di creare una landing page: con questo strumento, infatti, l’azienda ha la possibilità di fornire linee guida in merito al servizio o prodotto offerto, adoperando eventualmente strumenti scaricabili come ebook, oppure link informativi che rimandano a pagine Facebook o YouTube. Si ottiene, così, una prima selezione di tutti coloro che desiderano conoscere approfonditamente l’argomento.
La chiave per comprendere quante persone sono disposte ad andare avanti è indubbiamente il form d’iscrizione: si deve creare una sete di conoscenza e di nozioni, tali da spingere il cliente a lasciare la propria mail.

Con questi espedienti che incuriosiscono i lettori interessati e li spingono ad andare avanti si crea così una vera e propria rete di contatti, una cerchia di utenti interessati allo stesso argomento.
Il percorso che porta da questa approfondita conoscenza all’aumento dei propri incassi non è ancora terminato, però: se inizialmente si bombardassero gli utenti con mail in cui si richiede esplicitamente l’acquisto, tutto il lavoro fatto si rivelerebbe un flop colossale.
Bisogna agire con più discrezione, e usare l’email marketing funnel (con un tool adeguato) per soddisfare la sete di conoscenza e al contempo creare altri bisogni.
La chiave di volta per soddisfare il bisogno che segue quello informativo (ovvero il bisogno materiale) è un prodotto in omaggio, uno sconto o un altro vantaggio per l’utente: a quel punto, con l’accettazione da parte dell’altro del regalo, è molto probabile che si riuscirà a creare conversione. E se dai sondaggi costruiti ad hoc emerge che la versione gratuita del prodotto o dell’oggetto ha soddisfatto le aspettative, si può continuare a utilizzare l’email marketing funnel per proporre l’acquisto, e consolidare il rapporto con il cliente.
Il discorso ti sembra ancora molto complesso e vorresti qualche chiarimento in merito? Non esitare a contattarci!


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Team beMail11 gennaio 20193min472

La ricerca dell’Osservatorio Omnichannel del Politecnico di Milano ha svelato la quantità di utenti multicanale (3,8 milioni in più nell’ultimo anno), la maturità delle imprese italiane e i loro maggiori difetti. Ma cos’è l’omnicanalità? In sostanza, si tratta della gestione dei canali aziendali e delle possibilità di accesso offerte al cliente. In due parole, customer experience. L’Osservatorio ha tracciato il comportamento dei consumatori multicanale, i quali costituiscono il 67% degli utenti over 14 anni. Ne risulta un aumento degli e-shopper (superata quota 23 milioni, con un incremento di 2,5 milioni rispetto al 2017) e la crescita dell’uso sinergico di percorsi d’acquisto differenti. I principali utilizzatori sono i cosiddetti everywhere shopper, che hanno raggiunto quota 6,6 milioni, rappresentando il gruppo più affine alla multicanalità: impiegano tutti i touchpoint online, muovendosi con facilità da un canale all’altro e sfruttandone le potenzialità.

Gli everywhere shopper cercano informazioni sul web confrontando prezzi e offerte e sono particolarmente attenti all’advertising digitale; tuttavia, non rinnegano i punti vendita, che occupano un posto rilevante all’interno del loro processo d’acquisto. Ovviamente, sono particolarmente attivi online nel condividere feedback e consultare quelli altrui. In generale, l’uso sinergico dei touchpoint cresce anche in Italia. Dal canto loro, le aziende devono investire di più sulla user experience, attuando strategie che integrino touchpoint digitali e fisici. Nell’applicazione concreta della multicanalità, infatti, la maggior parte delle aziende mostra limiti importanti: solo l’8% vi investe costantemente, mentre il 44% delle aziende preferisce coinvolgere solo occasionalmente figure professionali specifiche. Al contrario, le imprese si focalizzano su lead e vendite, a dimostrazione di come continuino a prediligere obiettivi a breve termine.

In base a determinati parametri strategici, organizzativi e tecnologici, sono emerse 5 categorie distinte di aziende: Omnichannel Novice (34%); Omnichannel In-Progress (9%, ovvero le aziende con un approccio organizzativo soddisfacente); Omnichannel Master (5%); Committed (17%, le aziende che privilegiano l’omnicanalità, ma che concentrandosi sugli obiettivi a lunga scadenza, non riescono a centrare risultati nel breve periodo, a causa di evidenti lacune tecnologiche); Tactician (35%,
le imprese che privilegiano l’approccio tattico e lavorano sull’integrazione di dati e touchpoint, tralasciando l’aspetto organizzativo). Insomma, appare chiaro come l’omnicanalità sia uno degli obiettivi delle imprese italiane, nonostante le strategie per sfruttarne i benefici appaiano ancora poco mature.

Vuoi saperne di più e sfruttare a fondo i benefici dell’omnicanalità? Contattaci immediatamente!


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Team beMail4 gennaio 20193min229

Ogni mailing list perde il 25% dei contatti all’anno ed è impossibile pensare di aumentarli chiedendo semplicemente alle persone di iscriversi. Per rimpinguare la mailing list è necessario offrire informazioni, utilità e valore. Ed è per questo che voglio svelarti le 5 tattiche “non convenzionali” utili ad accrescere il numero dei contatti, obiettivo possibile soltanto attraverso una strategia di email marketing ben strutturata. A sostenere il valore dell’email marketing sono in tanti: questa attività risulterebbe 40 volte più efficace rispetto ai social! Tuttavia, moltissime aziende non riescono a creare mailing list sufficientemente sostanziose. Come risolvere il problema? Organizzare un giveaway potrebbe essere una buona idea, magari offrendo premi interessanti, adatti al proprio target di riferimento.

Incentivare le condivisioni del proprio giveaway sui social è un’altra ottima idea, così come lo è usare un lead magnet, possibilmente dotato di un quiz, capace di coinvolgere gli utenti come poche altre cose. Inoltre, con un quiz è possibile carpire informazioni, attraverso cui segmentare i propri iscritti. Le campagne pubblicitarie targetizzate hanno tassi di apertura nettamente superiori rispetto a quelle non segmentate (parliamo del 15% in più!) Per risultare utili, i lead magnet necessitano di discrete quantità di traffico in entrata. Chi non ne possiede abbastanza può utilizzare quello di piattaforme più autorevoli come Reddit o Quora. Ovviamente, per battere la concorrenza, sarà necessario elaborare post di qualità, in modo da convincere gli utenti a cliccare sul link. E per farlo è possibile invitare i propri amici a lasciare punteggi elevati al post.

Un altro elemento cui fare attenzione sono i pop-up: non devono essere aggressivi e devono comunicare valore. Esempio: una nota azienda utilizzava la call-to-action “iscriviti per ottenere le ultime notizie” e i suoi tassi di conversione oltrepassavano di poco lo 0,5%; in seguito ha attivato un pop-up che offre agli utenti la possibilità di aggiudicarsi un premio. Il risultato? Un tasso di conversione oltre il 6%! Secondo alcuni SEO specialist è fondamentale creare aspettative nei lettori. Come? Utilizzando contenuti di qualità, compatibili con le esigenze dei clienti. Nel titolo bisogna fornire poche informazioni e concludere con una CTA specifica. È possibile introdurre anche partner commerciali, influencer o semplici ospiti, in modo da stuzzicare la curiosità del pubblico.

Hai bisogno di qualche consiglio in grado di far crescere la tua mailing list? Allora non esitare a contattarci!


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Team beMail28 dicembre 20183min482

Ecco alcune dritte utili per creare newsletter B2B in grado di catturare l’attenzione e ottenere un vantaggio concreto. Secondo una ricerca di VTL Design, oltre il 70% degli acquirenti B2B è solito condividere le informazioni attraverso le mail. Le statistiche, inoltre, suggeriscono un ROI per le mail B2B pari a 40 euro per ogni singolo euro speso. Ma partiamo dalle fondamenta: per creare newsletter B2B performanti è necessario prima di tutto ampliare il database. Come? Metti in evidenza il form d’iscrizione alle newsletter, collocandolo nella barra laterale o nella parte alta della pagina. Quindi dotalo di un lead magnet, un piccolo incentivo offerto in cambio dell’indirizzo email. Andranno bene un ebook, un tutorial o qualsiasi altra cosa porti valore. Un gran numero di mail non viene aperto, finisce nella casella dello spam oppure non giunge a destinazione. Per evitare ciò, autentica sempre le tue mail, indica l’oggetto e identifica il mittente: così facendo suggerirai ai provider che le mail provengono da un indirizzo IP autorizzato. Secondo Find A Way Media sarebbe opportuno utilizzare oggetti intriganti, intelligenti e brevi.

La brevità è una caratteristica fondamentale, così come lo sono l’efficacia del testo e il layout. Secondo le statistiche, le mail lunghe e con un layout poco curato riscuotono pessimi risultati. Al contrario, le performance migliori appartengono alle mail formate da una media di 241 parole. Per accendere l’interesse dei lettori è necessario mettere in evidenza il contenuto del primo paragrafo. Deve essere pertinente all’oggetto e il più umano possibile, in modo da stabilire subito un contatto emozionale. Inoltre non deve mancare un video pertinente (l’80% del traffico web proviene dai video), magari menzionandolo nella riga dell’oggetto. Un altro elemento immancabile è la call-to-action: può essere inclusa sotto forma di link, di immagine cliccabile o di pulsante. Una delle cose più sgradevoli sono le mail che occupano l’intero schermo e che obbligano a scorrere lateralmente il testo. Usa una larghezza media di 600 pixel. Ovviamente, la mail deve essere mobile-friendly e capace di caricarsi rapidamente. La cadenza giusta? 2/4 newsletter al mese è l’ideale. Infine, è importante testare in anticipo i contenuti, magari postandoli prima sui social, sostituendo immagini, titoli e CTA.

Hai ancora qualche dubbio? Contattaci e ti suggeriremo come aumentare lead e vendite con le tue newsletter!


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Team beMail21 dicembre 20184min840

I big data invadono quotidianamente anche i terminali di ognuno di noi. Un esempio del fenomeno può essere descritto analizzando le caselle mail: quante volte si viene contattati via mail da aziende che vogliono proporre i loro servizi o le loro informazioni? Sicuramente molte volte, e in alcuni casi nell’arco delle 24 ore si accumulano decine di messaggi di posta.
A questo punto, però, la domanda è un’altra: perché l’utente dovrebbe aprire proprio la mail di un preciso brand?
Ecco, quindi, la necessità di introdurre un terzo livello di lettura nella mail, che permetta di fare non solo una scrematura del mittente da cui proviene la mail e dell’oggetto della stessa, ma che consenta anche di avere una brevissima, ma efficace, anticipazione del contenuto. Questo terzo livello è chiamato email preheader, e il suo valore aggiunto è molte volte sconosciuto ai brand.

Per chi ha maggiore dimestichezza con il mondo legato ai motori di ricerca rispetto a quello delle email, si può paragonare l’email preheader alla meta tag description. Il principio è sempre lo stesso: il client della casella mail riserva pochi caratteri (spesso 100 o 110) in cui inserire il sunto estremo di tutto il contenuto della mail.
All’utente serve per selezionare quali sono i messaggi importanti e che, per lui, hanno un valore aggiunto, mentre all’azienda per convincerlo ad aprire la mail. In alcuni casi, addirittura, il preheader può essere la chiave di volta per aumentare la conversione. 
Non è difficile immaginarlo: se nella email si propone uno sconto e l’importo dello stesso è riportato nel preheader (utilizzando, ad esempio, il simbolo “€” per risparmiare sui caratteri e attirare l’attenzione), l’utente sarà certamente invogliato a cliccare. E lo stesso vale per le mail informative: il contenuto deve poter essere immediatamente comprensibile.
Non utilizzare questo strumento non solo è uno svantaggio, ma può in alcuni casi avere un effetto disastroso: a prescindere dalla scelta dell’azienda, all’utente verrà mostrata un’anteprima del contenuto. Se però l’email preheader non è stato studiato, il sistema vi inserirà le prime parole che trova, il che porta a un risultato di infima qualità e sinonimo di poca professionalità.

Per aumentare il tasso di apertura delle email e, con un po’ di fortuna, anche quello di conversione, è possibile agire con diversi strumenti.
Un’idea, ad esempio, può essere quella di introdurre delle emoticon nell’email preheader: il tocco di colore che questi simboli sono in grado di apportare focalizzano l’attenzione nel grigio e triste mare delle email.
Invece, cosa non bisogna mai fare? Non bisogna ripetere l’oggetto per non annoiare il lettore e perdere un’opportunità, e di certo non si deve mai riportare il tasto “unsubscrive” in questa preziosa parte del testo: si compierebbe, in questo caso, l’esatto opposto di quello che è il fine ultimo del marketing.

Per consigli a riguardo, non esitate a contattarci!