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Team beMail18 gennaio 20194min51
Prima di procedere con il definire le strategie più adatte per creare un adeguato email marketing funnel, è necessario indirizzare l’attenzione verso questo termine poco conosciuto e, apparentemente, incomprensibile. “Funnel”, letteralmente, vuol dire “imbuto”, e il marketing ha l’obiettivo di selezionare, attraverso questo imbuto, solo gli utenti veramente interessati ad acquistare (aumentando notevolmente il tasso di conversione).
Naturalmente, non si utilizza un vero e proprio imbuto gigante, ma più semplicemente una serie di strumenti sequenziali con il preciso obiettivo di attirare l’attenzione di utenti generici e gradualmente favorire l’allontanamento spontaneo di quelli poco interessati, focalizzando l’attenzione su quelli potenzialmente più fedeli (e profittevoli).Ma come procedere nel creare un vero e proprio funnel? Prima ancora di adoperare l’email marketing funnel – che prevede un contatto più intimo e privato con il consumatore – serve attirare l’attenzione e generare traffico. Per raggiungere questo scopo, dopo aver proposto informazioni sul web (mediante blog o pagine social) si deve offrire qualcosa in cambio, per cui la soluzione più indicata è quella di creare una landing page: con questo strumento, infatti, l’azienda ha la possibilità di fornire linee guida in merito al servizio o prodotto offerto, adoperando eventualmente strumenti scaricabili come ebook, oppure link informativi che rimandano a pagine Facebook o YouTube. Si ottiene, così, una prima selezione di tutti coloro che desiderano conoscere approfonditamente l’argomento.
La chiave per comprendere quante persone sono disposte ad andare avanti è indubbiamente il form d’iscrizione: si deve creare una sete di conoscenza e di nozioni, tali da spingere il cliente a lasciare la propria mail.

Con questi espedienti che incuriosiscono i lettori interessati e li spingono ad andare avanti si crea così una vera e propria rete di contatti, una cerchia di utenti interessati allo stesso argomento.
Il percorso che porta da questa approfondita conoscenza all’aumento dei propri incassi non è ancora terminato, però: se inizialmente si bombardassero gli utenti con mail in cui si richiede esplicitamente l’acquisto, tutto il lavoro fatto si rivelerebbe un flop colossale.
Bisogna agire con più discrezione, e usare l’email marketing funnel (con un tool adeguato) per soddisfare la sete di conoscenza e al contempo creare altri bisogni.
La chiave di volta per soddisfare il bisogno che segue quello informativo (ovvero il bisogno materiale) è un prodotto in omaggio, uno sconto o un altro vantaggio per l’utente: a quel punto, con l’accettazione da parte dell’altro del regalo, è molto probabile che si riuscirà a creare conversione. E se dai sondaggi costruiti ad hoc emerge che la versione gratuita del prodotto o dell’oggetto ha soddisfatto le aspettative, si può continuare a utilizzare l’email marketing funnel per proporre l’acquisto, e consolidare il rapporto con il cliente.
Il discorso ti sembra ancora molto complesso e vorresti qualche chiarimento in merito? Non esitare a contattarci!


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Team beMail11 gennaio 20193min58

La ricerca dell’Osservatorio Omnichannel del Politecnico di Milano ha svelato la quantità di utenti multicanale (3,8 milioni in più nell’ultimo anno), la maturità delle imprese italiane e i loro maggiori difetti. Ma cos’è l’omnicanalità? In sostanza, si tratta della gestione dei canali aziendali e delle possibilità di accesso offerte al cliente. In due parole, customer experience. L’Osservatorio ha tracciato il comportamento dei consumatori multicanale, i quali costituiscono il 67% degli utenti over 14 anni. Ne risulta un aumento degli e-shopper (superata quota 23 milioni, con un incremento di 2,5 milioni rispetto al 2017) e la crescita dell’uso sinergico di percorsi d’acquisto differenti. I principali utilizzatori sono i cosiddetti everywhere shopper, che hanno raggiunto quota 6,6 milioni, rappresentando il gruppo più affine alla multicanalità: impiegano tutti i touchpoint online, muovendosi con facilità da un canale all’altro e sfruttandone le potenzialità.

Gli everywhere shopper cercano informazioni sul web confrontando prezzi e offerte e sono particolarmente attenti all’advertising digitale; tuttavia, non rinnegano i punti vendita, che occupano un posto rilevante all’interno del loro processo d’acquisto. Ovviamente, sono particolarmente attivi online nel condividere feedback e consultare quelli altrui. In generale, l’uso sinergico dei touchpoint cresce anche in Italia. Dal canto loro, le aziende devono investire di più sulla user experience, attuando strategie che integrino touchpoint digitali e fisici. Nell’applicazione concreta della multicanalità, infatti, la maggior parte delle aziende mostra limiti importanti: solo l’8% vi investe costantemente, mentre il 44% delle aziende preferisce coinvolgere solo occasionalmente figure professionali specifiche. Al contrario, le imprese si focalizzano su lead e vendite, a dimostrazione di come continuino a prediligere obiettivi a breve termine.

In base a determinati parametri strategici, organizzativi e tecnologici, sono emerse 5 categorie distinte di aziende: Omnichannel Novice (34%); Omnichannel In-Progress (9%, ovvero le aziende con un approccio organizzativo soddisfacente); Omnichannel Master (5%); Committed (17%, le aziende che privilegiano l’omnicanalità, ma che concentrandosi sugli obiettivi a lunga scadenza, non riescono a centrare risultati nel breve periodo, a causa di evidenti lacune tecnologiche); Tactician (35%,
le imprese che privilegiano l’approccio tattico e lavorano sull’integrazione di dati e touchpoint, tralasciando l’aspetto organizzativo). Insomma, appare chiaro come l’omnicanalità sia uno degli obiettivi delle imprese italiane, nonostante le strategie per sfruttarne i benefici appaiano ancora poco mature.

Vuoi saperne di più e sfruttare a fondo i benefici dell’omnicanalità? Contattaci immediatamente!


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Team beMail4 gennaio 20193min95

Ogni mailing list perde il 25% dei contatti all’anno ed è impossibile pensare di aumentarli chiedendo semplicemente alle persone di iscriversi. Per rimpinguare la mailing list è necessario offrire informazioni, utilità e valore. Ed è per questo che voglio svelarti le 5 tattiche “non convenzionali” utili ad accrescere il numero dei contatti, obiettivo possibile soltanto attraverso una strategia di email marketing ben strutturata. A sostenere il valore dell’email marketing sono in tanti: questa attività risulterebbe 40 volte più efficace rispetto ai social! Tuttavia, moltissime aziende non riescono a creare mailing list sufficientemente sostanziose. Come risolvere il problema? Organizzare un giveaway potrebbe essere una buona idea, magari offrendo premi interessanti, adatti al proprio target di riferimento.

Incentivare le condivisioni del proprio giveaway sui social è un’altra ottima idea, così come lo è usare un lead magnet, possibilmente dotato di un quiz, capace di coinvolgere gli utenti come poche altre cose. Inoltre, con un quiz è possibile carpire informazioni, attraverso cui segmentare i propri iscritti. Le campagne pubblicitarie targetizzate hanno tassi di apertura nettamente superiori rispetto a quelle non segmentate (parliamo del 15% in più!) Per risultare utili, i lead magnet necessitano di discrete quantità di traffico in entrata. Chi non ne possiede abbastanza può utilizzare quello di piattaforme più autorevoli come Reddit o Quora. Ovviamente, per battere la concorrenza, sarà necessario elaborare post di qualità, in modo da convincere gli utenti a cliccare sul link. E per farlo è possibile invitare i propri amici a lasciare punteggi elevati al post.

Un altro elemento cui fare attenzione sono i pop-up: non devono essere aggressivi e devono comunicare valore. Esempio: una nota azienda utilizzava la call-to-action “iscriviti per ottenere le ultime notizie” e i suoi tassi di conversione oltrepassavano di poco lo 0,5%; in seguito ha attivato un pop-up che offre agli utenti la possibilità di aggiudicarsi un premio. Il risultato? Un tasso di conversione oltre il 6%! Secondo alcuni SEO specialist è fondamentale creare aspettative nei lettori. Come? Utilizzando contenuti di qualità, compatibili con le esigenze dei clienti. Nel titolo bisogna fornire poche informazioni e concludere con una CTA specifica. È possibile introdurre anche partner commerciali, influencer o semplici ospiti, in modo da stuzzicare la curiosità del pubblico.

Hai bisogno di qualche consiglio in grado di far crescere la tua mailing list? Allora non esitare a contattarci!


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Team beMail28 dicembre 20183min292

Ecco alcune dritte utili per creare newsletter B2B in grado di catturare l’attenzione e ottenere un vantaggio concreto. Secondo una ricerca di VTL Design, oltre il 70% degli acquirenti B2B è solito condividere le informazioni attraverso le mail. Le statistiche, inoltre, suggeriscono un ROI per le mail B2B pari a 40 euro per ogni singolo euro speso. Ma partiamo dalle fondamenta: per creare newsletter B2B performanti è necessario prima di tutto ampliare il database. Come? Metti in evidenza il form d’iscrizione alle newsletter, collocandolo nella barra laterale o nella parte alta della pagina. Quindi dotalo di un lead magnet, un piccolo incentivo offerto in cambio dell’indirizzo email. Andranno bene un ebook, un tutorial o qualsiasi altra cosa porti valore. Un gran numero di mail non viene aperto, finisce nella casella dello spam oppure non giunge a destinazione. Per evitare ciò, autentica sempre le tue mail, indica l’oggetto e identifica il mittente: così facendo suggerirai ai provider che le mail provengono da un indirizzo IP autorizzato. Secondo Find A Way Media sarebbe opportuno utilizzare oggetti intriganti, intelligenti e brevi.

La brevità è una caratteristica fondamentale, così come lo sono l’efficacia del testo e il layout. Secondo le statistiche, le mail lunghe e con un layout poco curato riscuotono pessimi risultati. Al contrario, le performance migliori appartengono alle mail formate da una media di 241 parole. Per accendere l’interesse dei lettori è necessario mettere in evidenza il contenuto del primo paragrafo. Deve essere pertinente all’oggetto e il più umano possibile, in modo da stabilire subito un contatto emozionale. Inoltre non deve mancare un video pertinente (l’80% del traffico web proviene dai video), magari menzionandolo nella riga dell’oggetto. Un altro elemento immancabile è la call-to-action: può essere inclusa sotto forma di link, di immagine cliccabile o di pulsante. Una delle cose più sgradevoli sono le mail che occupano l’intero schermo e che obbligano a scorrere lateralmente il testo. Usa una larghezza media di 600 pixel. Ovviamente, la mail deve essere mobile-friendly e capace di caricarsi rapidamente. La cadenza giusta? 2/4 newsletter al mese è l’ideale. Infine, è importante testare in anticipo i contenuti, magari postandoli prima sui social, sostituendo immagini, titoli e CTA.

Hai ancora qualche dubbio? Contattaci e ti suggeriremo come aumentare lead e vendite con le tue newsletter!


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Team beMail21 dicembre 20184min537

I big data invadono quotidianamente anche i terminali di ognuno di noi. Un esempio del fenomeno può essere descritto analizzando le caselle mail: quante volte si viene contattati via mail da aziende che vogliono proporre i loro servizi o le loro informazioni? Sicuramente molte volte, e in alcuni casi nell’arco delle 24 ore si accumulano decine di messaggi di posta.
A questo punto, però, la domanda è un’altra: perché l’utente dovrebbe aprire proprio la mail di un preciso brand?
Ecco, quindi, la necessità di introdurre un terzo livello di lettura nella mail, che permetta di fare non solo una scrematura del mittente da cui proviene la mail e dell’oggetto della stessa, ma che consenta anche di avere una brevissima, ma efficace, anticipazione del contenuto. Questo terzo livello è chiamato email preheader, e il suo valore aggiunto è molte volte sconosciuto ai brand.

Per chi ha maggiore dimestichezza con il mondo legato ai motori di ricerca rispetto a quello delle email, si può paragonare l’email preheader alla meta tag description. Il principio è sempre lo stesso: il client della casella mail riserva pochi caratteri (spesso 100 o 110) in cui inserire il sunto estremo di tutto il contenuto della mail.
All’utente serve per selezionare quali sono i messaggi importanti e che, per lui, hanno un valore aggiunto, mentre all’azienda per convincerlo ad aprire la mail. In alcuni casi, addirittura, il preheader può essere la chiave di volta per aumentare la conversione. 
Non è difficile immaginarlo: se nella email si propone uno sconto e l’importo dello stesso è riportato nel preheader (utilizzando, ad esempio, il simbolo “€” per risparmiare sui caratteri e attirare l’attenzione), l’utente sarà certamente invogliato a cliccare. E lo stesso vale per le mail informative: il contenuto deve poter essere immediatamente comprensibile.
Non utilizzare questo strumento non solo è uno svantaggio, ma può in alcuni casi avere un effetto disastroso: a prescindere dalla scelta dell’azienda, all’utente verrà mostrata un’anteprima del contenuto. Se però l’email preheader non è stato studiato, il sistema vi inserirà le prime parole che trova, il che porta a un risultato di infima qualità e sinonimo di poca professionalità.

Per aumentare il tasso di apertura delle email e, con un po’ di fortuna, anche quello di conversione, è possibile agire con diversi strumenti.
Un’idea, ad esempio, può essere quella di introdurre delle emoticon nell’email preheader: il tocco di colore che questi simboli sono in grado di apportare focalizzano l’attenzione nel grigio e triste mare delle email.
Invece, cosa non bisogna mai fare? Non bisogna ripetere l’oggetto per non annoiare il lettore e perdere un’opportunità, e di certo non si deve mai riportare il tasto “unsubscrive” in questa preziosa parte del testo: si compierebbe, in questo caso, l’esatto opposto di quello che è il fine ultimo del marketing.

Per consigli a riguardo, non esitate a contattarci!


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Team beMail13 dicembre 20183min385

Ogni strategia di digital marketing è fondata sulla coesistenza di diversi elementi tesi al raggiungimento di un unico obiettivo: attirare nuovi clienti e fidelizzare quelli già avvicinati in passato. Ecco perché alcuni professionisti hanno pensato di combinare l’uso di SEO ed email marketing. In genere, ad occuparsi di questi aspetti sono figure diverse, che non sempre comunicano tra loro e adottano una linea comune. Nulla di più sbagliato: il digital marketing si nutre di tutte le strategie in grado di promuovere un prodotto ed aumentare il traffico in entrata. Ecco qualche suggerimento utile ad ottenere quanto appena detto, facendo leva sul potere di due strumenti irrinunciabili quali SEO ed email marketing.

Innanzitutto, è necessario configurare una newsletter riepilogativa con tutti i post contenuti nelle pagine social, nel sito e nel blog aziendale. I clienti saranno propensi a cliccare sui titoli più interessanti, aumentando il traffico verso i vari canali. Un’altra strategia vincente è archiviare le email. Per farlo, conviene usare il tag canonical, in grado di reindirizzare i crawler dei motori di ricerca all’indirizzo del blog. Il tag in questione va aggiunto alla sezione principale della mail come collegamento a un blog post. Ciò serve ad indirizzare verso un URL univoco tutti i contenuti simili, favorendo l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca. In questo modo, Google interpreterà tutte le pagine simili come duplicati dell’URL canonical. Inoltre, le email archiviate non andranno perse, restando collegate a quelle nuove e ai post più recenti.

Un altro modo per sfruttare SEO e email marketing è l’uso intelligente delle keywords long-tail, che aiutano ad allineare i contenuti simili tra loro. Ad esempio, se cerco “Viaggi a Parigi”, otterrò tutti post che parlano dell’argomento specifico, piuttosto che quelli generici. Monitorare le prestazioni è fondamentale. Per farlo conviene usare la funzione UTM di Google Analytics, così da individuare le fonti principali di traffico e altri parametri che mostrano l’appeal dei contenuti sugli utenti. Infine, è necessario promuovere l’engagement, utile quanto le visite. Come? Includendo nelle mail notizie interessanti ed incoraggiando i clienti a lasciare like e commenti sui social media. Spazio, quindi, alle immagini di qualità e alle promozioni (premi, gadget, etc). I clienti si sentiranno coinvolti e non trattati da semplici acquirenti.

Questi, dunque, sono i principali consigli per sfruttare SEO e email marketing: se avete necessità di ulteriori chiarimenti o approfondimenti, non esitate a contattarci!


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Team beMail6 dicembre 20185min155

In prossimità del Natale non è necessario convincere i clienti a spendere i propri soldi: sono già più che disposti a farlo, per acquistare tutti i regali legati a questa festività. Tuttavia, è necessario persuadere il cliente a spendere per il proprio brand, convertendo quella che è un’intenzione d’acquisto in un acquisto vero e proprio.
Considerando che la concorrenza è estremamente agguerrita e intende conquistare il consumatore a tutti i costi, è necessario muoversi per tempo sfruttando tutte le risorse in proprio possesso, tra cui figurano ovviamente email e messaging.
Innanzitutto, è necessario partire dal presupposto che i clienti in cerca del regalo perfetto si muovono per tempo: anche se non spendono immediatamente, ricercano subito informazioni. In questo senso, molto prima del Natale può essere utile creare un pop-up collegato a vari client di messaging (Facebook Messenger e Instagram, ad esempio), in cui si invita il cliente a iscriversi offrendo un buono sconto da spendere fino a poco prima del Natale. In questo modo, il brand è riuscito a creare un perfetto gruppo di nuovi potenziali acquirenti, e questi ultimi sono spinti e incuriositi, grazie allo sconto ma anche alla facilità di iscrizione grazie al client di Messaging. Amazon, ad esempio, ha proposto alcune offerte solo agli utenti che si accedevano dall’applicazione e avevano notifiche push attive, per sottolineare l’importanza di utilizzo di uno strumento così semplice.

Sfruttare al meglio email e messaging significa anche accogliere il consumatore persuaso dal pop-up. Con una mail di benvenuto, da inviare automaticamente a tutti i nuovi utenti entrati – a loro insaputa – nel gruppo dedicato al Natale, si può far sentire il cliente come membro di una grande famiglia; corredare il tutto con un’immagine deliziosa legata al Natale e l’immancabile call to action – oltre alla possibilità di riscattare il premio promesso – spinge l’utente a compiere una vera e propria azione.
La campagna email e messaging, però, non termina affatto qui: a questo punto, qualche settimana prima di Natale, è necessario convincere l’utente ad acquistare, proponendo sconti vantaggiosi, idee regalo e soluzioni su misura. Per sottrarre il cliente alla concorrenza, è fondamentale agire su più canali, ad esempio inviando delle email automatiche e dei messaggi sul client di messaging prescelto. Addirittura, si può pensare di creare due differenti campagne, basandosi su idee differenti, e di valutare qual è la migliore mediante l’A/B test (il quale mette a confronto le due soluzioni in base alle risposte degli utenti e valuta quale sia la più efficace).

E dopo aver posto solide basi per una ricca clientela (e un Natale in cui insieme al pandoro lievita anche il fatturato) è necessario dedicarsi agli acquirenti dell’ultimo minuto, che necessitano disperatamente di acquistare un dono per una persona cara. Anche in questo caso, email e messaging sono gli strumenti più potenti. Serve un messaggio brevissimo, immediato e che suggerisca l’urgenza di acquistare il regalo prima di Natale. E a questo punto, dopo aver fatto emergere o creato il bisogno, si deve offrire una soluzione: idee mirate (in base alle preferenze del consumatore stesso) e un bundle, eventualmente corredato da un codice sconto che suggerisca l’idea di aver fatto un affare nonostante l’urgenza.
Questi, dunque, sono i principali consigli per sfruttare email e messaging per sopraffare la concorrenza nel periodo natalizio: se avete necessità di ulteriori chiarimenti o approfondimenti, non esitate a contattarci!


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Team beMail30 novembre 20185min191

GDPR 7 mesi dopo: un lasso di tempo breve eppure sufficiente per verificare la salute di un provvedimento che, nel maggio del 2018, ha permesso di rendere più trasparente e affidabile la protezione dei dati personali e la privacy dei cittadini residenti nella Comunità Europea. Questo regolamento, che ha coinvolto ben il 90% delle imprese mondiali, ha modificato radicalmente il modo in cui viene raccolto e gestito il consenso da parte degli utenti di internet. I primi dati, secondo il report settimanale di Teads, parlano chiaro: soltanto il 5% dei cittadini rifiuta l’utilizzo dei cookie per ricevere pubblicità personalizzate.

Un risultato significativo e reale soprattutto se si considera che la famosa piattaforma fondata da Pierre Chappaz raggruppa ben due terzi dei 300 editori mondiali. Con un reach superiore all’85% e il raggiungimento di 1,2 miliardi di utenti unici in tutta Europa, Teads con le sue statistiche offre uno spaccato assolutamente veritiero di una realtà che ha modificato profondamente la comunicazione tra aziende e privati cittadini. Basti pensare ad esempio ai circa 1000 siti statunitensi, tra i quali i celebri Chicago Tribune e New York Daily News, che hanno rinunciato alla visibilità in Europa o sono stati oscurati.

Sull’advertising personalizzato i cittadini dell’Unione Europea hanno le idee chiare. Il 50% ha espresso il suo parere circa l’utilizzo dei cookie per la profilazione. Il 95% degli utenti è favorevole mentre, come abbiamo già anticipato, soltanto il 5% rifiuta la pubblicità targettizzata. La percentuale dei no cambia in base al paese di appartenenza. Mentre in Inghilterra siamo sul 7%, in paesi come l’Italia e la Spagna la percentuale si abbassa fino al 2%.Questo comportamento conferma quanto emerso da una recente ricerca della società inglese DMA. Il 62% dei cittadini britannici ha dichiarato che la fiducia nella condivisione dei propri dati personali con le aziende è nettamente migliorata grazie all’entrata in vigore del GDPR. Non solo, il 60% degli intervistati ha dichiarato di comprendere e approvare la necessità dei brand di accedere ai dati personali per impedire un email marketing non attinente alle loro abitudini di vita e alle preferenze d’acquisto.

Sempre secondo Teads, i primi dati dopo 7 mesi dall’entrata in vigore del GDPR mostrano come il 63% del traffico degli editori europei passa attraverso una CMP ovvero una piattaforma per la gestione del consenso. Questa soluzione svolge un duplice ruolo. Da una parte è il mezzo che permette all’utente di esprimere il proprio assenso o il rifiuto dei cookie di profilazione, dall’altra la CMP consente alle aziende di adeguarsi facilmente alla normativa. La Spagna, con un tasso di implementazione dell’82,2%, guida la classifica dei Paesi che hanno adottato tale piattaforma. E in casa nostra? Secondo i dati comunicati dal Garante Italiano della Privacy tra maggio e settembre sono state ben 40.738 le organizzazioni pubbliche e private che hanno comunicato all’Autorità i dati di contatto del proprio Data Protection Officer (DPO) e 2547 i reclami (nel 2017 erano stati 1795). Le notifiche di Data Breach ex articoli 33 e 34 del regolamento GDPR hanno superato quota 300 mentre i contatti con l’URP (Ufficio Relazioni del Pubblico del Garante) sono stati più di 7200. In conclusione, i dati relativi a 7 mesi di GDPR ci rivelano una realtà interessante. Il cittadino, mai come in questo momento, ha acquisito una profonda consapevolezza circa la conoscenza e la gestione dei propri diritti in tema di trattamento dei propri dati personali.

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Team beMail22 novembre 20185min469

Se il marketing è, per definizione, quell’operazione finalizzata a stringere lunghe e profittevoli relazioni con i clienti, è ovvio che è necessario conoscere e soddisfare i bisogni degli stessi o dei potenziali tali, adoperando tutto ciò che è in proprio potere. Tra gli strumenti che possono essere utilizzati per raggiungere questo obiettivo, ovviamente, non può mancare il marketing conversazionale.
Con questa locuzione si intende proprio un processo di marketing basato sulla conversazione, e specificamente sulla raccolta di feedback da parte degli utenti, i quali serviranno a migliorare le proprie attività e i servizi a loro disposizione. Con questo importante aspetto del marketing, dunque, non si fa altro che dare voce alle opinioni dei clienti, che in alcuni casi vengono erroneamente trascurate.

È importante anche studiare e selezionare il mezzo di comunicazione dal quale vengono colti questi feedback. La chiave del successo per avviare con il cliente una conversazione efficace e sincera è quella di metterlo a proprio agio: per questo motivo, l’impiego dei social network come Facebook o – negli ultimi tempi – Instagram risulta molto utile. Nel caso dei social, le opinioni possono essere raccolte individualmente o all’interno di gruppi dedicati, in cui può essere interessante valutare non solo la comunicazione dei clienti con il brand, ma anche degli utenti tra loro. Naturalmente, oltre i social network possono essere impiegati altri sistemi per ricevere le opinioni dei clienti, soprattutto se si necessita di dati da analizzare ai fini statistici: in questo campo, infatti, si possono impiegare i sondaggi o le email marketing (valutando, in quest’ultimo caso, la risposta indiretta di un cliente a uno stimolo). In entrambi i casi, però, decade in parte il senso intrinseco del termine “conversazione”: in situazioni simili, infatti, la comunicazione è unidirezionale, e parte dal cliente per giungere all’azienda. In altre parole, manca lo scambio di opinioni, che è fondamentale per un processo comunicativo efficace.

Attualmente, comunque, uno degli strumenti più utilizzati nel marketing conversazionale è proprio l’email marketing. Questo processo consiste nell’inviare una mail, in cui vengono richieste opinioni all’utente, in precisi momenti. È importante, in questi casi, studiare la situazione giusta per inviare l’email, allo scopo di non risultare invasivi.
Di certo, può essere utile iniziare una conversazione quando l’utente si iscrive alla mailing list, poiché in questo caso egli mostra interesse verso l’azienda. Richiedendo alcune informazioni, sarà molto semplice non solo conoscere l’utente, ma anche effettuare un processo di targeting del proprio pubblico.
L’email marketing può essere anche molto utile per richiedere opinioni in merito a un acquisto effettuato: il “pretesto” può essere quello di ringraziare il cliente per l’acquisto, ma l’obiettivo della mail può essere quello di raccogliere informazioni. E oltretutto, è importante ripetere l’operazione alcune settimane dopo l’acquisto, in modo da valutare l’opinione dell’utente dopo aver “vissuto” il prodotto (in modo che l’eventuale entusiasmo iniziale venga superato e si riesca ad ottenere una risposta più concreta).

Tutti questi dati, ovviamente, devono poi essere sottoposti a un’attenta analisi, combinando le opinioni di più clienti per delineare un andamento generale, ed è importante accettare e valutare con maggiore attenzione le opinioni negative, che rendono il marketing conversazionale veramente efficace.
Nel caso in cui fossero necessarie ulteriori dettagli, non esitate a contattarci!


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Team beMail15 novembre 20184min470

C’è chi è riuscito a distinguersi per la bontà delle proprie campagne di email marketing, tanto da fungere da modello per tutti gli altri. Stiamo parlando di alcuni big della rete come Dropbox, BuzzFeed, JetBlue e Rip Curl. Ma quali sono i fattori che ne hanno determinato il successo? La strategia, la bontà dei contenuti, la frequenza dei messaggi di testo inviati, il livello di personalizzazione, i prodotti e tanto altro.

Tra quelli appena citati, BuzzFeed, sito che si occupa di news, gossip e cronaca, mostra una straordinaria capacità di creare CTA in grado di provocare reazioni nel lettore. Il brand usa titoli e immagini dal forte appeal e combina spesso le informazioni con un’offerta. È evidente che la forza di questa campagna di email marketing risieda soprattutto nelle headline.

JetBlue è andata oltre, tracciando un solco netto con le comunicazioni istituzionali delle altre compagnie. Le sue campagne di email marketing puntano sull’emotività, sull’utilità e sul coinvolgimento del lettore, grazie a un’intestazione in grado di attirare l’attenzione (es. è il nostro anniversario e vogliamo festeggiarlo con te) e al testo fortemente personalizzato. Ovviamente, tanta attenzione per il cliente rende l’utente onorato e quindi più incline ad acquistare. Infine, il testo viene spesso completato con un regalo (sconti, prestazioni personalizzate, etc.). 

DropBox fornisce servizi cloud in tutto il mondo. Le sue email arrivano subito al punto, l’approccio è personalizzato e la conversazione umana, anche grazie all’uso di qualche emoticon. L’elenco puntato che accompagna l’intestazione è ordinato e di facile lettura e l’invito a compiere l’azione desiderata particolarmente amichevole.

Rip Curl realizza tavole da surf dal 1969. Quest’azienda ha capito che la chiave del successo è la soddisfazione del cliente. Una delle sue ultime campagne di email marketing recita la frase “Unisciti alla rivoluzione” e propone un orologio in esclusiva per gli abbonati. L’innesco sta proprio nell’esclusività del prodotto, che funge da incentivo ad acquistare un articolo riservato ai soli abbonati, oltre al titolo forte e a un testo che mette il cliente al primo posto.

Imparare dagli esempi migliori è la maniera più rapida per ottenere risultati.
Ovviamente non basterà copiare questi esempi, ma sarà necessario sviluppare una strategia personale, in base alle proprie risorse e abilità. L’importante è provare ad essere originali, prendendo in prestito alcuni elementi cruciali che i brand di successo utilizzano con costanza, come ad esempio di form. Pensi che questi consigli non siano sufficienti a centrare l’obiettivo?

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