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Team beMail7 giugno 20194min293

Quando si parla di email marketing, senza dubbio le aziende aguzzano le orecchie, fiutando – giustamente – le grandi opportunità di business che questo strumento, dopo molti anni, riesce ancora a fornire. Tuttavia, curiosamente le stesse aziende sono ancora legate a una vecchia impostazione delle email, quella per la quale l’utente riesce a leggerla solamente dal computer, come avveniva un tempo. Tutto questo porta a una scarsa conoscenza, e dunque utilizzo, del preheader.
Il preheader di una mail, diffuso in particolar modo su smartphone e tablet, è quella porzione di testo che viene visualizzata quando il messaggio è impilato a tutti gli altri nella casella di posta, ovvero la porzione di testo che segue immediatamente l’oggetto.
Proprio in quanto primissima parte del contenuto del messaggio, il preheader non può essere lasciato alla mercé di se stesso: deve essere curato nei minimi particolari. Ecco, quindi, gli errori col preheader da non commettere.

Innanzitutto, l’errore principale è quello di non inserirlo. Si tratta di uno svantaggio perché la sua assenza può portare a due distinti problemi, ovvero la presenza di un antiestetico messaggio bianco o, peggio, il filling automatico da parte del client, il quale può inserire le prime parole che trova nel testo. Si tratta senza dubbio di un errore, poiché denota uno scarso interesse e una professionalità nulla da parte del brand. Tu saresti invogliato/a ad aprire una mail simile?
Uno degli errori col preheader simile al precedente, nonché altrettanto comune, consiste nel duplicare l’oggetto. Si tratta di uno spreco di spazio e opportunità, causato solo dalla pigrizia, perché il preheader è, dopo l’oggetto, la parte principale del messaggio, che dà un’idea di ciò che si vuole comunicare. Il suo mancato utilizzo non può che essere tradotto con una parola: spreco.

A seconda del client che usa l’utente (nel caso in cui il tuo messaggio sia dedicato a un target ben specifico, faresti meglio a scoprire di quale si tratta) i caratteri a disposizione possono variare tra 100 e 150 circa. Non utilizzarli tutti è un altro tra i più “gettonati” errori del preheader, facilmente evitabili.
Se proprio non si riesce a utilizzare tutti i caratteri (il che può essere, in alcuni casi, accettabile), è quantomeno consigliabile di assicurarsi che le keywords e il messaggio sia individuabile sin dalle primissime parole: anche se può sembrare irrilevante, ci sono studi che dimostrano che se il messaggio è spostato oltre i 50 caratteri del preheader l’interesse dell’utente cala drasticamente.
Infine, quale altro metodo se non utilizzare immediatamente delle emoji per invogliare all’apertura? In un’asettica pila di messaggi di posta, quella faccina con gli occhi a cuoricini oppure l’emoji della tromba possono fare la differenza, e spingere l’utente ad aprire il messaggio.
Se vuoi conoscere tutti gli altri errori del preheader e le soluzioni per porvi rimedio, non esitare a contattarci!


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Team beMail22 maggio 20194min525

Secondo uno studio condotto dal Baymard Institute, che tiene in conto i dati di 41 ricerche condotte dal 2012 ad oggi, il tasso di abbandono dei carrelli è del 69.57%. Questo significa che su 100 persone che fanno shopping online, solo 30 completano effettivamente l’acquisto. Cosa causa l’abbandono dei carrelli da parte dei clienti? Il Baymard Institute ha scovato tre motivi principali:
• pagamenti eccessivi (che influiscono per il 55%);
• l’obbligo di iscrizione per completare l’acquisto (che dissuade il 34% dei web-surfer);
• modalità d’acquisto troppo complessa e lunga (che impatta per il 26%).
Tuttavia, gli e-commerce di tutto il mondo hanno studiato un metodo molto valido per poter recuperare parte della clientela e convincerla a completare l’acquisto: le e-mail di recupero del carrello. Queste fungono da promemoria per gli utenti, i quali ricevono il messaggio nella loro posta elettronica se lasciano un carrello incompleto. È una sorta di “ultima spiaggia” alla quale gli e-commerce possono ricorrere per aumentare il tasso di conversione. E proprio perché è un’ultima occasione, deve essere sfruttata al massimo delle sue potenzialità.
Ecco quali consigli seguire per convincere i consumatori a investire il loro denaro nell’acquisto di prodotti.

Innanzitutto, per coinvolgere emotivamente l’utente e convincerlo ad acquistare devi farlo sentire parte di una famiglia, al centro del mondo. Questo vuol dire che le e-mail di recupero del carrello devono essere personalizzate.
Come si può personalizzare la mail? La cosa più scontata da fare (anche se non tutti ci pensano) è chiamare l’utente per nome, il quale deve essere inserito sia nell’oggetto che nel corpo del testo (l’utente deve pensare “l’azienda si riferisce proprio a me?”).
E se l’utente non è iscritto, non è impossibile recuperare alcune informazioni a suo riguardo: con il nostro servizio www.rematch.tech è possibile inviare email e sms di retargeting agli utenti anonimi che hanno abbandonato il carrello, sfruttando i cookie di navigazione.
Altro modo per convincere l’utente è curare il linguaggio, che deve essere umano, non robotico e quanto più targetizzato possibile: non sono ammessi errori di battitura, tag ben visibili o segni di punteggiatura mancanti, sinonimi di scarsa professionalità e poca attenzione al cliente.
Il corpo della mail deve contenere gli oggetti “abbandonati a se stessi” e le motivazioni – espresse con delicatezza – che spiegano il valore aggiunto del proprio e-commerce.

Infine, è opportuno lavorare su altri piccoli aspetti. Innanzitutto le tempistiche: invia il messaggio pochi minuti dopo e nei due giorni successivi all’abbandono del carrello, per dimostrare di aver “notato” l’assenza dell’utente. Inoltre, crea un design pulito e accattivante, che catturi l’attenzione del cliente, e cerca di incentivarlo a completare l’acquisto, offrendo sconti o offerte a tempo, oppure comunicando che sono rimasti gli ultimi pezzi di quel fantastico oggetto. Tutto ciò potrà aiutarti senza dubbio ad aumentare il tuo tasso di conversione.
Naturalmente se hai dubbi in merito alle e-mail per il recupero del carrello e vuoi altre informazioni non esitare a contattarci: siamo a tua completa disposizione!


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Team beMail6 maggio 20193min727

Sono costantemente connessi e dipendono dal cellulare. Plurals, post- millennial, generazione Z: gli sono stati assegnati i nomi più vari, ma ora l’obiettivo principale è tracciarne e studiarne i comportamenti sul web, in modo da poter migliorare comunicazione e riscontri. Alla cosiddetta generazione Z appartengono tutti i nati tra il 1995 e il 2012. Circa 2 miliardi di giovanissimi che stanno lentamente modificando l’approccio delle aziende al mercato. I motivi? Sono cresciuti durante il boom di Internet e abituati all’uso contemporaneo di più dispositivi. Non hanno mai conosciuto il mondo senza il web e molti di loro dipendono dal display. Se le generazioni precedenti hanno innestato la tecnologia nella propria quotidianità, i post-millennials non sanno cosa voglia dire vivere senza un PC, un tablet o un dispositivo mobile. Ma quali sono le strategie più utili per relazionarsi con questi utenti? E quali i loro canali preferiti? Secondo ricerche recenti, per il 46% il marketing via email ha un peso rilevante, mentre per il 54% YouTube resta la piattaforma più popolare. Quasi tutti sono orientati al mobile, amano i social network e lasciano abitualmente feedback e commenti online. Infine, la maggior parte di loro sceglie i propri acquisti in base ai pareri lasciati dagli altri utenti.

In che modo trasformare le proprie strategie digitali? Innanzitutto, sarà bene puntare sulla personalizzazione dei messaggi. La soglia d’attenzione dei ragazzi è sempre più bassa e le aziende hanno pochi secondi per riuscire a convincere i consumatori che le proprie campagne meritino un click. Meglio puntare su contenuti dinamici, filtri, integrazioni e tutto quanto possa rendere interessante un’offerta. Inoltre, è importante non essere invadenti. Nonostante desiderino esperienze super personalizzate, gli utenti della Generazione Z sono molto attenti alla propria privacy. Preferiscono usare i social network sui quali non possono essere controllati e persino account fake. Il calo verticale di Facebook si spiega così. Di conseguenza, l’email marketing del futuro dovrà essere sempre più profilato e consentire al destinatario di scegliere preferenze e frequenza dei messaggi. L’ultimo tassello fondamentale è costituito dalle opinioni degli influencer. Queste risultano decisive per i più giovani, a patto che siano autentiche e non forzate. Intendi costruire una campagna di marketing attenta alle necessità dei più giovani? Le parole chiave sono personalizzazione, privacy e influencer. E se queste non dovessero bastare, contattaci pure, ti forniremo la ricetta del successo!



Team beMail19 aprile 20194min670

Grazie all’AMP (Accelerated Mobile Pages), ciascun brand potrà realizzare campagne pubblicitarie interattive, complete di indici, cataloghi da sfogliare e tanto altro ancora, senza che l’utente debba lasciare la mail. Si tratta di un formidabile passo in avanti in termini di user experience, conversioni ed engagement, che segna un confine netto con le mail statiche alle quali siamo abituati. Un cambiamento colmo di opportunità rilevanti, tanto che diverse realtà, tra cui Doodle, Booking e Pinterest, hanno già deciso di introdurre AMP nelle proprie strategie di Email Marketing. Ma ora facciamo un passo indietro e parliamo di questa tecnologia, ideata da Google, derivata dal linguaggio HTML e ottimizzata affinché siti e pagine web si carichino in maniera più rapida anche sui dispositivi mobili.

L’ideazione di AMP risponde ad una precisa tendenza globale, ovvero il costante aumento del traffico mobile a discapito di quello desktop. Nato per migliorare l’esperienza di navigazione sui dispositivi mobili, AMP consente alle pagine che implementano questa tecnologia di essere più fluide, interattive e veloci. E la buona notizia per chi fa Email Marketing è che AMP è disponibile anche per Gmail.

Ma come funziona AMP nel caso delle mail? In sostanza, in base ai click del destinatario del messaggio, Gmail pesca le informazioni direttamente dal sito web dell’azienda, producendo aggiornamenti istantanei. In ogni caso, Mountain View ha annunciato che presto AMP sarà implementato anche su altri client di posta elettronica, tra cui Mail.ru, Outlook e Yahoo Mail. Come detto, grazie a questa tecnologia è possibile effettuare diverse azioni all’interno del messaggio, tra cui la conferma della propria partecipazione ad uno specifico evento, la risposta a un commento, la compilazione di form e questionari, la consultazione di cataloghi e offerte, la prenotazione di un treno o un volo aereo. E tutto senza essere costretti ad uscire dalla mail. Di fatto, AMP annulla le distanze e aumenta le opportunità. E tutto questo a vantaggio delle aziende e degli utenti. Insomma, d’ora in poi le aziende impegnate nelle campagne di Email Marketing avranno la possibilità di rendere i propri messaggi di posta elettronica autentici contenitori digitali: un’innovazione che farà senza dubbio la fortuna degli e-commerce e dei vari siti di retail. Vuoi saperne di più? Per maggiori informazioni scrivici oppure richiedi un preventivo gratuito. Ketchup Adv è già al lavoro con i primi clienti interessati a questa tecnologia!


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Team beMail5 aprile 20193min866

L’86% dei professionisti preferisce le mail B2B agli altri canali. Il CTR (Click Through Rate) delle campagne mail B2B supera del 47% quello delle campagne mail B2C. Questi sono soltanto alcuni dei motivi per cui le newsletter B2B costituiscono un fattore indispensabile per migliorare i risultati delle campagne di marketing. Se le normali newsletter B2C utilizzano testi persuasivi e azioni promozionali, le newsletter B2B aiutano il brand a coltivare rapporti umani con clienti fidelizzati e non. Inoltre, una newsletter B2B efficace è in grado di migliorare la reputazione e l’autorevolezza del marchio, allargandone gli orizzonti. Ma quali sono le tecniche più indicate per redarre mail accattivanti? Innanzitutto, è opportuno conoscere in maniera approfondita problemi ed esigenze del pubblico, in modo da proporre servizi ed informazioni utili. È importante mettersi nei panni del cliente e capire cosa pensa e desidera e quali sono i suoi punti di vista circa determinati argomenti. Notevole importanza va riconosciuta alla tempistica: bisogna individuare la giusta frequenza delle email e gli orari di consegna delle stesse. I professionisti sono soliti controllare la posta di mattina o durante i normali orari d’ufficio.

Secondo le statistiche, i tassi di apertura dipendono soprattutto dai titoli: per essere notati, bisogna creare titoli che catturino l’attenzione. Per farlo è necessario analizzare le keyword che hanno maggiore impatto sul subconscio dei clienti. Un altro elemento chiave è fornire utilità. Il settore B2B è diverso dal B2C. I clienti raggiunti sono istruiti e vincolati a determinate regole. Preferiscono apprendere informazioni utili e scoprire nuove opportunità, pertanto sarà necessario mirare ad un rapporto continuativo, basato sulla fiducia e sull’utilità delle indicazioni offerte. Naturalmente, i messaggi dovranno essere brevi e pertinenti e dotati di elementi grafici che sostituiscano le spiegazioni più complesse. Un dato di rilievo è quello offerto dalla cosiddetta psicologia del colore, in grado di migliorare l’impatto di un messaggio. I neuroscienziati sostengono che le donne preferiscano i colori pastello, mentre gli uomini quelli vivaci. E che valore ha la narrazione? Enorme. Una narrazione efficace consente di stabilire connessioni profonde con il lettore. Qualche idea? Raccontare come il proprio brand è sopravvissuto alla crisi e si è rilanciato, intingendo la storia di emozioni. Per finire, è importante monitorare costantemente le campagne di marketing, trattandosi di processi che richiedono continui adattamenti. Hai bisogno di consigli personalizzati? Contattaci e scopri le nostre soluzioni su misura!


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Team beMail22 marzo 20194min1188

Chiunque operi nel mondo del web marketing sa che la CTA, sigla che sta per Call to Action, è un elemento indispensabile per aumentare il tasso di conversione e invitare i clienti ad acquistare un prodotto o ad usufruire di un servizio.
In molti casi la call to action è espressa sotto forma di testo, attraverso la sapiente scelta di parole che siano in grado di persuadere l’utente a fare quanto richiesto; tuttavia, tra gli strumenti più comunicativi vi sono ovviamente immagini e bottoni, in grado di attirare l’attenzione.
I pulsanti, in particolare, sono quelli che meritano un approfondimento ad hoc. Ecco, quindi, la guida perfetta in merito a come scegliere il colore della CTA.

Per la scelta del colore della CTA si possono seguire diverse strategie, tuttavia è bene ricordare una cosa in particolare: il tasto deve risaltare rispetto a tutto il resto. Deve essere ben visibile, e catturare l’attenzione dell’utente. Di certo, quindi, il colore del tasto deve contrastare con lo sfondo.
A questo punto, per la scelta della tonalità precisa si possono seguire differenti strategie. Una di queste prevede di adottare per la CTA la stessa tinta del logo dell’azienda, soprattutto se questo è a colori, e in particolar modo se la nuance è caratteristica del brand (come nel caso di Facebook, il cui logo ha una tinta facilmente riconoscibile). In questo caso, il colore della CTA è il punto di partenza, e sulla base di questo sarà necessario formulare il messaggio (l’email o la landing page), facendo in modo che il tasto risalti. Il pregio principale di questa strategia è certamente la brand identity comunicata al lettore finale.

Un’altra strategia – utile soprattutto per quei brand che non posseggono un logo particolarmente vivace – è quello di adattare volta per volta il colore della CTA al messaggio promozionale. Di certo è un lavoro più impegnativo, poiché richiede un’approfondita analisi della situazione, ma può portare a un tasso di conversione notevolmente elevato. Il colore della CTA, infatti, può essere selezionato in base alla stagione, al grado di divertimento che l’esperienza consigliata apporta o sulla base della coerenza col prodotto da vendere (ad esempio si utilizzano spesso colori caldi per la vendita di prodotti alimentari integrali).
Come scegliere, però, la perfetta nuance? Secondo alcuni studi sul gradimento dei colori da parte di uomini e donne, è emerso che il colore blu vince in maniera schiacciante su tutti gli altri.
Tuttavia, se tutte le CTA fossero blu, il web diverrebbe subito monotono, per cui il consiglio è di selezionare il colore adatto in base alla situazione e al messaggio che si vuole comunicare, considerando che solitamente il fucsia e il giallo sono associati al divertimento e alla vivacità, mentre castano, blu e nero a eleganza e raffinatezza.
Ovviamente, se desiderate ricevere ulteriori informazioni in merito alla psicologia del colore, non esitate a contattarci!


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Team beMail1 marzo 20193min708

Per profilare con successo le mail, è necessario raccogliere informazioni utili circa i destinatari. Ecco le opportunità cui le aziende possono affidarsi: profilazione unica, progressiva (diretta o indiretta), più qualche soluzione creativa. Detto questo, sfatiamo un mito duro a morire circa l’email marketing: “la quantità di destinatari presenti nel database è l’unico fattore chiave per il successo di una strategia”. Certo, la quantità è un fattore importante, ma ad essere determinante è la qualità del contenuto ed il suo livello di rilevanza. E come si fa a migliorare la rilevanza? Assecondando le esigenze, gli interessi e le preferenze del destinatario. Ecco, allora, che la profilazione corre in aiuto di chi decide di contattare i propri clienti tramite mail, poiché permette di convertire le informazioni raccolte in offerte e comunicazioni personalizzate.

Il valore delle mail personalizzate è enorme: queste hanno percentuali di conversione sei volte maggiori e tassi di click unici pari al 41% in più rispetto alle mail non personalizzate (Marketing Land). Ma cosa serve per svolgere al meglio questa attività? Prima di tutto organizzazione. Il passo iniziale è individuare le informazioni più importanti e la strategia per ottenerle. Quindi bisognerà essere creativi e sperimentare vari approcci. Gli alleati migliori? Landing page, editor drag & drop e centro preferenze. E le metodologie? L’approccio più ostico ma anche ambizioso è la profilazione unica, che consente di raccogliere buone quantità di informazioni attraverso form e questionari. Tuttavia, lo svantaggio di quest’approccio sta nell’elevato tasso di rifiuti. In ogni caso, non è consigliabile affidarsi ad un unico sistema.

La profilazione progressiva si suddivide in diretta e indiretta. Quest’ultima consiste nella creazione di categorie corrispondenti a un determinato interesse. Le domande non sono esplicite, ma i dati scaturiscono dalle scelte dell’utente. La profilazione diretta, invece, si basa su domande esplicite alle quali è possibile rispondere con un click. Gli strumenti usati sono survey e form: la survey può essere racchiusa nella mail, in un tasto di call-to-action o in una landing page. L’errore da evitare è indirizzare il destinatario su una pagina che richiede l’accesso tramite indirizzo email: un percorso tortuoso, che produce tassi di risposta esigui. È possibile sfruttare anche l’email di benvenuto, che possiede ottimi tassi di apertura, e quella di disiscrizione, che è un’opportunità per limitare il churn rate. In questo caso, alcuni danno la possibilità all’interessato di rimodulare le preferenze e la frequenza di invio delle mail.

E tu, hai intenzione di profilare le mail e migliorare i risultati della tua strategia? Contattaci e ti offriremo il supporto di cui hai bisogno!


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Team beMail15 febbraio 20193min949

Chi applica strategie di email marketing teme costantemente che le proprie mail finiscano nella cartella spam, o peggio, che non arrivino nemmeno a destinazione. Una paura legittima ma spesso infondata, motivata dalla cosiddetta deliverability, un’area che conserva il primato in termini di diffidenza e oscurità, in grado di generare timori che finiscono per dissolversi non appena si prende confidenza con questo aspetto. La deliverability non va confusa con il delivery rate (il tasso di recapito), che indica i messaggi giunti a destinazione in relazione al totale dei messaggi inviati. Una metrica semplice e facile da misurare quest’ultima, che ha il suo opposto nel bounce, ovvero la percentuale di mail rifiutate dagli Internet Service Provider (ISP). Al contrario, la deliverability corrisponde alla capacità della mail di evitare la cartella spam: pertanto, potremmo tradurre il termine con “recapitabilità”.

Con il tempo, gli ISP hanno perfezionato i propri algoritmi per riconoscere la rilevanza delle mail e decidere se destinarle alla cartella spam o meno. I fattori che fungono da indicatori di reputazione sono: il mittente e l’oggetto, il contenuto e la struttura della mail, l’autorità del dominio di provenienza, la frequenza dei messaggi provenienti da quell’indirizzo, la reattività dei contatti. Ma perché chi applica strategie di email marketing teme così tanto la deliverability? Il motivo è che danneggiarla è molto facile: bastano poche scelte sbagliate è la frittata è fatta. Ripristinarla, invece, è un processo delicato, che necessita di risorse economiche e competenze. Ottimizzare la deliverability (la “recapitabilità”) di un messaggio è una sorta di funnel di engagement (volendo fare un parallelo con il funnel di vendita) e per farlo bisogna ridurre i bounce.

In genere, i bounce tornano al mittente muniti di un codice di classificazione che permette di capire la natura del rifiuto da parte dei server (indirizzo vuoto, casella piena, etc.). Qualora a tali notifiche non dovessero seguire altrettante correzioni, allora l’ISP passerà al blocco dei recapiti. Ovviamente, una quota minima di mail non consegnate è fisiologica per ogni campagna, ma per “curare” quella che potrebbe diventare un’emergenza è fondamentale affidarsi ad un professionista che sappia gestire la situazione, adattando la gestione di ciascun bounce al singolo caso. Una gestione smart dei bounce può migliorare le prestazioni di ogni campagna email, sia in termini di risultati che nella creazione di un’esperienza positiva per il destinatario.

Se ti occorre qualcuno che gestisca i tuoi bounce e migliori i tassi di deliverability della tua campagna email, non esitare a contattarci!


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Team beMail1 febbraio 20193min758

Con l’approssimarsi di San Valentino conviene fare il punto sulle abitudini d’acquisto degli italiani e sulle possibili attività di segmentazione. Amata ma anche vituperata, la festa degli innamorati obbliga le aziende a ragionare sui segmenti, ovvero sui diversi profili di consumatore esistenti e sui loro comportamenti. L’indagine più affidabile circa la segmentazione del mercato italiano a San Valentino è quella condotta da Mastecard, basata sulle transazioni effettuate tra il 2014 e il 2017. Gli italiani sembrano prediligere le cene di coppia, insieme a viaggi e spettacoli. Tuttavia, aumentano anche gli omaggi floreali (+87% in 2 anni) e i gioielli (+23%). Secondo Circle gli uomini spendono in media 93 euro, mentre le donne 64. La fascia d’età più spendacciona? 35 – 44 anni, con una spesa media di 87 euro cadauno.

Leggendo i dati, appare evidente come a San Valentino la segmentazione sia fondamentale. A tal proposito, nessun canale di marketing riesce a segmentare l’audience meglio delle email. E i risultati sono evidenti: si calcola che i messaggi segmentati abbiano tassi di apertura superiori a quelli non segmentati del 14,3%, con percentuali di clic maggiori del 100,95%. E tutto ciò equivale al 760% di entrate in più. Ecco, quindi, le possibili segmentazioni in vista del 14 febbraio. L’attività migliore è la riattivazione delle proposte passate, che consiste nel contattare i clienti che già conoscono il brand e che sono soliti spendere in questo periodo dell’anno. Un’altra tecnica è puntare sugli indecisi. Lo strumento ideale è una guida dettagliata delle proposte dedicate a San Valentino, distinguendo tra uomini e donne.

Uno dei segmenti più importanti è quello composto dai clienti last minute. Il potenziale di conversione durante la settimana che precede la ricorrenza, infatti, è elevatissimo. E i cosiddetti “best customer”? Si tratta di un segmento trasversale e imprescindibile, costituito dai clienti migliori, cui dedicare offerte che ne premino la fedeltà. Per individuarli basta analizzare alcuni dati, tra cui frequenza d’acquisto e spesa media. Da non trascurare neanche il segmento del cross-selling. Di cosa stiamo parlando? Ogni brand, come è ovvio, preferisce vendere i prodotti più costosi e quegli articoli che portano ad un acquisto successivo, complementare al primo. Per realizzare questo segmento basta identificare i prodotti più venduti e le possibili correlazioni con quell’articolo (accessori, upgrade, etc). In tal caso potrebbe essere una buona idea promuovere gli acquisti congiunti tramite promozioni e coupon.

Se vuoi saperne di più e utilizzare la segmentazione in vista di San Valentino contattaci immediatamente!


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Team beMail25 gennaio 20194min682

La visualizzazione email promozionali che vengono inviate a ogni singolo utente per generare conversione è un aspetto di primaria importanza per ottenere successo e aumentare i propri introiti. Da qui, dunque, è chiaro che non è possibile commettere errori, soprattutto se si tratta di piccoli difetti di formattazione delle email che possono essere risolti semplicemente ma che – se presenti – pregiudicano gravemente l’esperienza dell’utente.
Il problema della scorretta visualizzazione email risiede principalmente nel profondo divario che differenzia i client di posta elettronica. Si tratta, in particolare, di limiti tecnologici che nessuno può superare (fatta eccezione, naturalmente, per il distributore del servizio).
Ad esempio, alcuni client non permettono la corretta visualizzazione delle gif, limitandosi al primo fotogramma; in altri casi, invece, è necessario ottimizzare il codice html allo scopo di evitare che il testo risulti troppo piccolo o il messaggio decentralizzato.
Ecco, quindi, quali sono i principali aspetti da tenere in considerazione per una corretta visualizzazione email per i principali client di posta elettronica.

Il client mail Apple iPhone non presenta particolari problemi (e questo lo rende il più utilizzato in assoluto): vi è il supporto per video e gif, ad esempio, così come per link e molto altro. Alcuni problemi potrebbero verificarsi, però, in caso di aggiornamento dei modelli di smartphone. In particolare, se l’azienda decide di rilasciare modelli di iPhone con uno schermo più grande, è bene correggere il codice html della propria email per ottimizzarne la visualizzazione.
Il limite più importante del client Gmail, soprattutto per le postazioni fisse, è invece l’obbligo per l’utente a cliccare su “Visualizza l’intero messaggio” per le mail con peso superiore a 102 kbyte. Questo aspetto può creare un disagio nel consumatore, che difficilmente sarà invogliato a leggere il contenuto del messaggio: per questo motivo, l’ideale è tenersi al di sotto di 102 kbyte, comprimendo i contenuti o inviando ai propri utenti Gmail lo stretto indispensabile. Inoltre, in alcuni casi l’utente non può osservare le immagini sullo sfondo, e da mobile il carattere viene aumentato in dimensioni del 50%, rendendo difficile la lettura.

Il terzo client più utilizzato in assoluto – soprattutto in ambito aziendale – è Outlook. Nonostante sia tra i più diffusi, il client presenta alcuni difetti: non supporta i contenuti gif, non accetta la suddivisione in paragrafi e aggiunge uno spazio inutile dopo le immagini. In fase di programmazione, dunque, è di primaria importanza tenere in considerazione questi limiti, allo scopo di creare una mail efficace e in grado di creare conversione.
In conclusione, per creare una mail che si adatti bene a tutti i client in maniera efficace e che al contempo mantenga la semplicità comunicativa che contraddistingue lo strumento, è bene seguire una semplice regola, ovvero “less is more”. Per maggiori dettagli o per qualche consiglio in più, non esitare a contattarci!